Inchiesta arbitri, nuove accuse per Rocchi: “Frode sportiva in concorso con l’Inter”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non accenna a placarsi lo scandalo che ha investito il mondo arbitrale italiano, con un nuovo colpo di scena che aggrava la posizione di Gianluca Rocchi, ex designatore di Serie A e Serie B, già al centro di un'indagine della Procura di Milano. Secondo quanto riportato nelle ultime ore dal Corriere della Sera e confermato dalle agenzie di stampa, il quadro accusatorio nei confronti dell'ex arbitro si è fatto più pesante e articolato, arrivando a ipotizzare il reato di frode sportiva in concorso con esponenti del club nerazzurro.

La notizia arriva a poche ore dalla nomina ufficiale di Daniele Orsato come nuovo designatore, a suggellare il passaggio di consegne in un momento di profonda crisi per la Federcalcio, già scossa dalle recenti dimissioni di Gabriele Gravina dopo la mancata qualificazione ai Mondiali.

Un nuovo invito a comparire e l'ipotesi del concorso con l'Inter

La Procura di Milano ha notificato a Gianluca Rocchi un nuovo invito a comparire, profondamente diverso da quello dello scorso 24 aprile, che segna un cambio di passo nelle indagini coordinate dal pm Maurizio Ascione e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo. Se inizialmente la contestazione principale riguardava la presunta alterazione del regolare svolgimento delle gare, ora l'accusa si concentra su un reato ben preciso: la frode sportiva.

La nuova formulazione dell'ipotesi di reato, come si legge negli atti, descrive un presunto accordo fraudolento messo in atto da Rocchi "in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro", i quali avrebbero agito "per effetto dei rapporti preferenziali" con l'allora presidente della Figc, Gabriele Gravina.

Un'accusa di una gravità inaudita, che per la prima volta chiama in causa direttamente il club campione d'Italia in carica, sebbene al momento nessun dirigente dell'Inter né lo stesso Gravina, già dimessosi, risultino formalmente iscritti nel registro degli indagati.

Torino-Inter nel mirino: il caso della designazione di Mariani

Il nuovo fronte dell'inchiesta si allarga a una quarta partita, che va ad aggiungersi alle tre già note della stagione precedente (Inter-Verona del 3 maggio 2025, Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e Inter-Milan del 23 aprile 2025). Si tratta di Torino-Inter, match della passata stagione disputato il 26 aprile 2026 e terminato con il risultato di 2-2. Un pareggio che, al di là del punteggio, cela il cuore dell'ipotesi accusatoria.

Secondo la ricostruzione della Procura, l'ex designatore avrebbe scelto l'arbitro Maurizio Mariani per dirigere l'incontro soltanto dopo aver ottenuto il consenso preventivo della società nerazzurra. Dalle intercettazioni emergerebbe, infatti, che Mariani era inizialmente un arbitro "non gradito" all'Inter e che la sua designazione sarebbe stata confermata solo dopo le pressioni del club.

Un retroscena che, se provato, configurerebbe un'influenza indebita di una società sulla scelta del direttore di gara, un'interferenza resa possibile, secondo gli inquirenti, dal rapporto privilegiato che legherebbe i dirigenti nerazzurri al vertice federale guidato da Gravina.

La difesa di Rocchi e il nuovo corso delle intercettazioni

In questo contesto di accuse sempre più pressanti, la strategia difensiva di Gianluca Rocchi ha subito un'importante virata. L'ex designatore, che il 30 aprile scorso si era avvalso della facoltà di non rispondere, nelle scorse settimane si è presentato davanti ai magistrati per un interrogatorio, assistito dagli avvocati Antonio D'Avirro e Antonio Bana, fornendo la propria versione dei fatti.

Un cambiamento di rotta che potrebbe essere stato favorito anche dall'evoluzione delle indagini, che hanno visto un nuovo capitolo di intercettazioni autorizzato dalla giudice Giulia Marozzi nella primavera del 2026, dopo che gli ascolti erano stati sospesi nell'estate precedente. Proprio da queste conversazioni, captate in un periodo in cui Rocchi si era già autosospeso, sarebbero emersi gli elementi che hanno portato all'allargamento del fascicolo.

In particolare, un colloquio intercettato in cui un dirigente dell'Associazione Italiana Arbitri riferiva a Rocchi il forte malcontento dell'Inter per la designazione di Mariani; secondo quanto riferito, Rocchi avrebbe difeso la sua scelta, ribadendone la correttezza.

Un accusa ridimensionata: le "bussate" al Var scompaiono

Se le nuove carte aggravano la posizione di Rocchi sul fronte delle designazioni, contengono al contempo un elemento che la difesa considera di vitale importanza. Nel nuovo invito a comparire, infatti, è completamente scomparso uno dei capitoli inizialmente più spinosi dell'indagine: quello relativo alle cosiddette "bussate" alla sala Var di Lissone.

La Procura, nelle prime fasi dell'inchiesta, aveva ipotizzato che Rocchi potesse aver interferito fisicamente per influenzare le decisioni dei varisti durante le partite, un'accusa che pesava come un macigno sul suo operato. La decisione di espungere questo filone dagli atti rappresenta per i legali di Rocchi un segnale significativo. Il loro assistito ritiene che, alla luce di ciò, la sua posizione possa evolvere verso una richiesta di archiviazione per quella parte del procedimento, sperando che l'intero caso possa chiarirsi rapidamente.

Resta ora da vedere se la magistratura riterrà sufficienti gli elementi raccolti sul presunto sistema di favoritismi per sostenere in giudizio la pesante accusa di frode sportiva che pende sulla testa dell'ex designatore e che continua a tenere banco nel mondo del calcio italiano.

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