Caso Rocchi, la procura chiede l'archiviazione. L'avvocato: "Ha pagato un costo troppo pesante"
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Redazione Sport
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"L'ho sentito ed è molto contento, ora valuteremo cosa fare. Domani lo vedrò e ne parleremo per bene". Sono le parole dell'avvocato Antonio D'Avirro, legale di fiducia di Gianluca Rocchi, subito dopo aver appreso la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Milano nei confronti del suo assistito, ex designatore arbitrale finito al centro di un'inchiesta per presunte interferenze nelle designazioni arbitrali a favore dell'Inter.
Un provvedimento che riguarda anche la società nerazzurra, iscritta nel registro degli indagati ai sensi della legge 231 per la responsabilità amministrativa degli enti e già formalmente archiviata.
La richiesta di archiviazione e le motivazioni dei pm
La procura di Milano, diretta da Marcello Viola, ha formalmente chiesto al giudice per le indagini preliminari di archiviare il procedimento che vedeva indagato Gianluca Rocchi per il reato di frode sportiva in concorso con esponenti della società Inter non identificati. Dopo due anni di indagini, scandite da intercettazioni telefoniche, pedinamenti e interrogatori, i magistrati hanno escluso l'esistenza di un "sistema strutturato volto a interferire sulle nomine", elemento considerato indispensabile per configurare il reato di frode sportiva.
I pm hanno invece operato una netta distinzione tra le condotte di interferenza emerse, oggettivamente prive delle caratteristiche necessarie per essere considerate fraudolente, e la frode sportiva penalmente rilevante, che richiede atti idonei a incidere sulla regolarità di una singola gara.
Il commento del legale di Rocchi: "Felice, ma il costo è stato pesante"
Antonio D'Avirro ha commentato con soddisfazione l'esito delle indagini, sottolineando come il suo assistito abbia sempre agito con correttezza e autonomia. "Il commento è positivo – ha dichiarato il legale – dopo l'interrogatorio di Rocchi di una decina di giorni fa avevo ricavato un'impressione favorevole, perché aveva risposto puntualmente a tutte le contestazioni che gli erano state mosse, dimostrando che le scelte arbitrali sono sempre state fatte in piena autonomia e che non aveva mai subito alcun condizionamento da parte di nessuno".
D'Avirro ha però evidenziato il prezzo pagato dal suo assistito in termini di immagine e reputazione: "Fortunatamente si è risolto tutto in tempi brevi, anche se il costo che ha dovuto pagare Rocchi è stato pesante. Quando è esplosa la cosa, si parlava più di lui che di Trump".
Le partite sotto la lente e i profili investigativi
Le contestazioni riguardavano la designazione arbitrale di quattro specifici incontri: la semifinale di Coppa Italia Inter-Milan dell'aprile 2025, affidata a Daniele Doveri; le gare Bologna-Inter e Inter-Verona, sempre della scorsa stagione; e il match dell'aprile 2026 tra Torino e Inter, per il quale il club nerazzurro avrebbe espresso il proprio gradimento sull'arbitro designato. L'inchiesta si era concentrata in particolare sul presunto tentativo di "schermare" Doveri, considerato poco gradito all'Inter, per evitare che arbitrasse partite decisive per i nerazzurri.
La richiesta di archiviazione, ora al vaglio del gip Giulia Marozzi, chiude sostanzialmente il capitolo penale della vicenda.
Il fascicolo sulla sala Var e la giustizia sportiva
Non si chiude invece del tutto la partita giudiziaria: il capitolo relativo alle cosiddette "bussate" alla sala Var di Lissone, episodi in cui Rocchi e altri avrebbero esercitato pressioni per correggere decisioni arbitrali, è stato stralciato dal fascicolo principale e trasmesso per competenza territoriale alla procura di Monza.
Su questo fronte, il legale di Rocchi si dice perplesso: "Le 'bussate' non capisco come possano integrare una frode sportiva – ha affermato D'Avirro – erano finalizzate a correggere un grave errore in cui era incorso l'arbitro e non certo ad alterare il risultato della gara. Giuridicamente non vedo come possa profilarsi una frode sportiva". Parallelamente, l'intero fascicolo è stato trasmesso alla procura federale della Figc e alla procura generale dello sport presso il Coni, che valuteranno eventuali profili di illecito disciplinare.




