Totti e Bocchi, la procura chiede l'archiviazione per il caso abbandono di minori
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Redazione Interno
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La Procura di Roma ha richiesto l’archiviazione per Francesco Totti e Noemi Bocchi, indagati con l’ipotesi di abbandono di minore dopo una cena fuori casa durante la quale i loro tre figli, la più giovane dell’ex capitano giallorosso e i due della nuova compagna, erano rimasti senza la supervisione di un adulto. La richiesta dei pubblici ministeri, che segue un’indagine approfondita, si basa sulla valutazione secondo cui i ragazzi non avrebbero mai corso un pericolo concreto in quelle tre ore, dalle nove di sera a mezzanotte, nonostante la denuncia della madre della bambina. Un passaggio cruciale, che emerge dagli atti, è costituito dalla lunga videochiamata tra la figlia minore e Ilary Blasi, la quale, pur essendo rimasta in contatto con la piccola per un’ora e mezza a partire dalle 21:30, ha attivato le forze dell’ordine soltanto verso le 23:00, un dettaglio che per gli inquirenti depone a favore della non sussistenza di una situazione di immediata precarietà.
Le videochiamate e le dichiarazioni della bambina
Fulcro dell’inchiesta, nata proprio dalla segnalazione di Blasi, sono state cinque videochiamate, della durata complessiva di circa mezz’ora, effettuate quella sera del 26 maggio 2023. Durante i collegamenti, la bambina si trovava nell’appartamento in assenza di figure adulte, come lei stessa ha affermato rispondendo alle domande della madre. Alla richiesta, ripetuta, di confermare se fosse sola, la piccola ha risposto affermativamente, spiegando che «loro sono andati un attimo a cena», una frase che ha innescato l’allarme e le successive verifiche. Le indagini difensive, portate avanti dall’avvocato della donna, hanno cercato di dimostrare come in casa, prima dell’arrivo della polizia, non fosse presente nessuno ad accudire i minori, fatto che contrasta con le prime versioni fornite.
L’interrogatorio della baby-sitter e il lavoro in nero
Un elemento di complicazione è emerso dalle dichiarazioni della baby-sitter, Mandica Cocos, la quale, durante il suo interrogatorio, ha inizialmente sostenuto di essere stata in casa quella sera con la più piccola. Tuttavia, le registrazioni video hanno successivamente smentito questa ricostruzione, mettendo in luce delle incongruenze sull’effettiva presenza della donna. La Cocos ha descritto il proprio rapporto di lavoro come «occasionale», ammettendo di svolgere saltuariamente le mansioni di baby-sitter o di stireria e di percepire un compenso di «dieci euro l’ora», aggiungendo poi, su sollecitazione, che la modalità di pagamento non fosse «regolare», per poi confermare esplicitamente che avvenisse «in nero». Quest’ultimo aspetto, sebbene connesso a un diverso profilo di irregolarità, ha contribuito a dipingere un quadro generale della gestione domestica che i giudici dovranno ora valutare nella loro decisione sulla richiesta di archiviazione.
Il contraddittorio tra le parti e l’assenza di pericolo
La posizione della procura, che ora attende il giudice per l’udienza preliminare, si regge sull’assenza di un pericolo serio e imminente per l’incolumità dei minori, i quali, pur lasciati soli, avevano a disposizione un telefono per le comunicazioni e sono rimasti in contatto prolungato con un genitore. La opposizione di Ilary Blasi alla richiesta di archiviazione tiene invece in considerazione le dirette dichiarazioni della figlia e la mancanza di una vigilanza fisica e continuativa, elementi che, secondo la sua difesa, configurerebbero la condotta contestata. Il tutto, mentre la vicenda giudiziaria prosegue il suo iter, lasciando che siano gli atti e le prove raccolte a delineare la verità dei fatti accaduti in quella serata.




