Rocchi in Procura a Milano respinge le accuse: "Nessun condizionamento nelle designazioni"
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Redazione Sport
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Dopo aver scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere lo scorso 30 aprile, Gianluca Rocchi si è presentato sei giorni fa negli uffici della Procura di Milano e ha risposto alle domande del pm Ascione e del sostituto procuratore Ielo. L'ex designatore arbitrale, ascoltato per un lungo interrogatorio, ha respinto le accuse di frode sportiva, negando qualsiasi forma di condizionamento nella scelta dei direttori di gara, sia per assegnare arbitri graditi all'Inter sia per evitarne altri ritenuti sgraditi.
L'audizione, giunta in una fase che gli inquirenti considerano ormai prossima alla chiusura, ha permesso a Rocchi di chiarire alcuni dettagli tecnici e di spiegare i meccanismi operativi e le logiche interne che regolano il mondo delle designazioni arbitrali.
Una nuova partita nel mirino della procura
Il quadro dell'inchiesta si è intanto arricchito di un elemento inedito, destinato a modificare la portata degli accertamenti. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, non sono più soltanto tre le partite finite sotto la lente di ingrandimento degli investigatori, ma quattro. Alle gare già note della scorsa stagione – Inter-Verona del 3 maggio 2025, Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e Inter-Milan valida per la Coppa Italia del 23 aprile 2025 – si aggiunge infatti un match del campionato in corso, disputato appena due mesi e mezzo fa: Torino-Inter del 26 aprile 2026.
Un'allargamento del perimetro investigativo che testimonia come gli accertamenti non si siano limitati a un arco temporale definito, ma abbiano continuato a svilupparsi anche nelle settimane più recenti, con intercettazioni disposte fino a meno di tre mesi addietro.
Le contestazioni e il presunto accordo
La tesi dell'accusa, che si basa su un invito a comparire differente rispetto a quello notificato il 24 aprile scorso, ruota attorno all'ipotesi di un'intesa illecita tra alcuni esponenti dell'Inter e il designatore Rocchi. Secondo quanto riportato, gli inquirenti ritengono che vi fossero rapporti preferenziali tra i dirigenti nerazzurri e il vertice arbitrale, in una rete di relazioni che coinvolgerebbe anche il presidente della Figc Gabriele Gravina.
In particolare, la Procura di Milano ha contestato a Rocchi di aver concordato le designazioni arbitrali con soggetti vicini al club, tanto da condizionare la scelta dei fischietti per alcune gare chiave. Nel corso dell'interrogatorio, l'ex designatore avrebbe fornito la propria versione dei fatti, cercando di dimostrare l'assenza di qualsiasi pressione esterna e la regolarità delle procedure seguite.
Le battute finali dell'inchiesta e il cambio al vertice
L'audizione di Rocchi giunge in un momento di transizione per il settore arbitrale italiano, proprio mentre Daniele Orsato veniva ufficialmente nominato nuovo designatore di Serie A e B, subentrando proprio a Rocchi. La concomitanza tra il cambio ai vertici e il deposito delle dichiarazioni dell'ex designatore ha alimentato l'attenzione mediatica sulla vicenda, anche se i due episodi restano su binari separati.
La Procura di Milano, che nelle scorse settimane aveva già sollevato dubbi sulla legittimità delle intercettazioni – dubbi poi smentiti da elementi emersi in seguito –, si appresta ora a chiudere la fase istruttoria. Entro pochi giorni, i magistrati dovranno decidere se richiedere l'archiviazione del procedimento o se invece optare per la richiesta di rinvio a giudizio, sulla base delle risultanze raccolte e delle dichiarazioni rese da Rocchi.
L'interrogatorio di Milano ha offerto all'ex designatore l'occasione per mettere nero su bianco la propria difesa, in un clima che resta teso ma che si avvia verso un epilogo giudiziario.




