Antonio Zappi, presidente degli arbitri, inibito per tredici mesi dal tribunale federale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tribunale federale nazionale della Figc, presieduto da Carlo Sica, ha inflitto tredici mesi di inibizione ad Antonio Zappi, confermando, in primo grado, le accuse mosse dalla procura federale. Zappi, che rimane per il momento formalmente alla guida dell'Associazione Italiana Arbitri, è stato ritenuto responsabile di aver esercitato indebite pressioni sui precedenti designatori di Serie C e Serie D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, affinché lasciassero i propri incarichi. Tale condotta, secondo i giudici sportivi, ha creato lo spazio necessario per l’insediamento degli ex arbitri internazionali Daniele Orsato e Stefano Braschi, i quali, di fatto, ne hanno preso il posto in una vicenda che ha scosso gli ambienti del calcio italiano.

Le motivazioni della squalifica

La sentenza, che ha interamente accolto le richieste del procuratore federale, delinea un quadro nel quale Zappi avrebbe agito per alterare, a suo vantaggio o per una propria visione, la normale composizione degli organi tecnici. Il tribunale, valutando le prove e le testimonianze raccolte durante l’inchiesta, ha stabilito che le pressioni furono reali e mirate, configurando una violazione dei doveri istituzionali e dei principi di correttezza che dovrebbero guidare chi ricopre un ruolo di tale rilievo. La durata della sanzione, notevole, riflette la gravità attribuita dai giudici a questi comportamenti, considerati lesivi dell’autonomia e della credibilità stessa del sistema arbitrale.

La condanna per Marchesi

Alla squalifica del presidente dell’Aia si affianca, sebbene di entità minore, quella comminata a Emanuele Marchesi, componente del comitato nazionale e figura storica della sezione di Lodi, la cui carriera nell’associazione era iniziata oltre trent’anni fa. A lui il collegio giudicante ha riconosciuto una responsabilità nell’ambito della stessa vicenda, condannandolo a due mesi di inibizione, una misura significativamente ridotta rispetto ai sei inizialmente richiesti dalla procura. Anche in questo caso, la sentenza punisce un coinvolgimento in dinamiche ritenute incompatibili con il corretto svolgimento delle funzioni associative.

Gli sviluppi procedurali in atto

La decisione del tribunale federale nazionale rappresenta soltanto il primo grado di giudizio nell’ambito della giustizia sportiva, lasciando quindi aperta la possibilità, per entrambi i sanzionati, di proporre appello davanti al giudice di seconda istanza. Nel frattempo, l’Associazione Italiana Arbitri si trova a navigare in acque agitate, con il suo presidente formalmente ancora in carica ma privato, per oltre un anno, della possibilità di esercitare le proprie funzioni. Questo crea una fase di incertezza gestionale, mentre il mondo del calcio osserva gli sviluppi di un caso che ha portato alla luce frizioni e meccanismi interni solitamente poco visibili.

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