La procura Figc chiede 13 mesi di inibizione per il presidente degli arbitri Antonio Zappi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il mondo arbitrale italiano, già sotto i riflettori per le polemiche che accompagnano l'andamento della stagione sportiva, è scosso da un procedimento disciplinare che ne investe direttamente la massima carica. È cominciata questa mattina, infatti, davanti al Tribunale federale nazionale, l’udienza a carico del presidente dell’AIA Antonio Zappi, deferito dalla procura federale – guidata da Giuseppe Chiné – per il reato di presunte pressioni esercitate ai danni dei vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D. L’accusa, nello specifico, sostiene che Zappi avrebbe spinto alle dimissioni Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, successivamente sostituiti da Daniele Orsato e Stefano Braschi, in un quadro di anomalie gestionali che hanno spinto gli inquirenti a chiedere una squalifica di tredici mesi.

La decisione del tribunale e la posizione dell’Aia

Il collegio giudicante, al termine dell’esame, ha disposto proprio l’inibizione richiesta dalla procura, confermando in primo grado la pesante sanzione per il numero uno degli arbitri. Una decisione che, sebbene non comporti l’immediata decadenza dalla carica, getta un’ombra lunga sull’intera Associazione, la quale – secondo quanto previsto dal proprio statuto – rischierebbe addirittura il commissariamento qualora il suo presidente venisse dichiarato ineleggibile. La vicenda, di per sé, rappresenta un episodio senza precedenti recenti nella storia della categoria, portando alla luce dinamiche di potere interne che travalicano la semplice amministrazione tecnica.

La solidarietà del comitato e l’altro sanzionato

In serata, il Comitato Nazionale dell’AIA ha fatto pervenire una nota ufficiale, nella quale – pur dichiarando “massimo rispetto per le istituzioni e per i procedimenti in corso” – ha espresso “piena solidarietà ai dirigenti coinvolti”, nella convinzione “che abbiano agito legittimamente”. La dichiarazione, che si riferisce anche a un altro componente del comitato, Emanuele Marchesi, squalificato per due mesi nello stesso procedimento, delinea una netta presa di posizione a difesa dell’operato di Zappi, segnalando come l’ambiente arbitrale si sia chiuso a ricordo attorno alla propria guida nonostante la gravità delle contestazioni.

Le implicazioni per il futuro prossimo

Il caso, che rimane aperto in attesa di un possibile gravame, si inserisce in un contesto già teso per l’AIA, chiamata a gestire non solo le consuete critiche sull’operato in campo dei propri associati, ma anche una crisi di governance di questa portata. La posizione di Zappi, pertanto, resta per il momento formalmente in piedi, sebbene la sua autorità risulti inevitabilmente indebolita da una sentenza che, se confermata, ne minerebbe le fondamenta stesse. Il procedimento ha dunque offerto uno spaccato inedito sui meccanismi che regolano gli organismi tecnici del calcio minore, sollevando interrogativi sui criteri di selezione e sulla reale indipendenza delle decisioni.

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