Zappi, il Collegio di garanzia respinge il ricorso: l’inibizione è definitiva

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La lunga battaglia legale di Antonio Zappi per conservare la poltrona di presidente dell’Associazione Italiana Arbitri si è conclusa con un verdetto che, per quanto ampiamente previsto negli ambienti di Palazzo H, rappresenta comunque una scossa tellurica per gli equilibri del mondo arbitrale. Il Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni, riunito a Sezioni Unite nel pomeriggio di oggi al Foro Italico, ha infatti respinto il ricorso presentato dall’ormai ex numero uno dell’Aia avverso la sanzione dei 13 mesi di inibizione. Una decisione, quella dei giudici di terzo grado, che sancisce l’automatica decadenza di Zappi dalla carica, chiudendo di fatto ogni spiraglio interno alla giustizia sportiva.

Le contestazioni e il “modus operandi” contestato

La genesi di questa pesante sanzione, che ha resistito al vaglio del Tribunale Federale Nazionale lo scorso 12 gennaio e successivamente a quello della Corte Federale d’Appello il 19 febbraio, affonda le radici in una complessa vicenda di potere e nomine tecniche risalente alla scorsa estate. Secondo l’impianto accusatorio, che i giudici hanno ritenuto solido in ogni sua gradazione, Zappi avrebbe esercitato pressioni indebite su Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi – rispettivamente ai vertici della designazione per la Serie C e la Serie D – al fine di indurli a rassegnare le dimissioni. L’obiettivo dichiarato di questa manovra, a tratti persino spregiudicata secondo quanto emerso dagli atti, era quello di spianare la strada all’ascesa di Daniele Orsato e Stefano Braschi, un rimpasto voluto per rinnovare i vertici dei cosiddetti Organi Tecnici senza seguire i crismi della correttezza formale.

L’udienza e gli scenari immediati per la governance

Non sono bastati i tentativi della difesa – che aveva inizialmente richiesto un rinvio dell’udienza, salvo poi concentrarsi sulla richiesta di annullamento della pena per presunta “violazione del giusto processo” – per scongiurare il verdetto. L’udienza, durata circa un’ora e mezza, ha dunque messo la parola fine sulla gestione Zappi, aprendo una fase di profonda incertezza per l’associazione che raccoglie i fischietti italiani. Con l’inibizione che supera ampiamente la soglia dei 12 mesi, la legge sportiva non lascia alternative alla decadenza immediata. A questo punto, lo sguardo degli addetti ai lavori si sposta in via Allegri, dove la Federcalcio dovrà valutare se procedere con il commissariamento dell’Aia – ipotesi che circola insistentemente negli ambienti federali – oppure se lasciare che siano i meccanismi interni dell’associazione a trovare una quadra, seppur decapitati della loro massima carica.

Le reazioni a caldo e il peso del precedente

Uscito dall’udienza, ancor prima che il verdetto fosse messo nero su bianco, lo stesso Zappi aveva lasciato intendere di temere l’esito negativo, parlando della necessità di attendere le motivazioni per valutare eventuali azioni future – magari anche in sede risarcitoria – pur auspicando che una storia lunga 115 anni non potesse concludersi con un simile epilogo. Le sue parole, cariche di delusione, non hanno però scalfito la fermezza del Collegio di Garanzia, che ha confermato come le condotte messe in atto violassero i principi di lealtà e probità sportiva. Sarà ora compito della Figc gestire l’eredità di questa gestione, in un momento in cui l’intero movimento arbitrale italiano cerca di voltare pagina rispetto a una stagione segnata da polemiche interne e inchieste giudiziarie che, sebbene parallele, hanno indebolito la credibilità dell’intero sistema.

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