La Corte d’Appello della Figc respinge il ricorso di Zappi: confermata la squalifica di 13 mesi, ora la decadenza dalla presidenza Aia è questione di ore
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Redazione Sport
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La vicenda giudiziaria che avvolge la massima carica dell’Associazione Italiana Arbitri ha conosciuto ieri un nuovo, e forse decisivo, capitolo. La Corte d’Appello Federale della Figc, riunitasi a Sezioni Unite, ha infatti depositato il dispositivo con il quale rigetta integralmente il reclamo presentato dai legali di Antonio Zappi, presidente dell’Aia, contro la sanzione dell’inibizione a ricoprire ruoli federali per tredici mesi. Un verdetto, questo, che conferma in toto la decisione assunta in primo grado lo scorso 12 gennaio dal Tribunale Federale Nazionale, quando il numero uno degli arbitri venne giudicato responsabile di aver esercitato pressioni indebite – pressioni documentate, secondo quanto emerso dalle carte dell’inchiesta – su Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, all’epoca rispettivamente ai vertici degli organi tecnici di Serie C e di Serie D, per indurli a rassegnare le proprie dimissioni. L’udienza, dalla durata di poco superiore ai sessanta minuti, ha visto la procura federale, guidata da Giuseppe Chinè, opporsi con successo alle tesi difensive, e il collegio giudicante non ha trovato margini per ridimensionare quanto stabilito in precedenza.
Parallelamente alla posizione di Zappi, la Corte ha confermato anche i due mesi di inibizione inflitti a Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale dell’Aia, le cui sorti risultano evidentemente legate allo stesso contesto investigativo. Ciò che però, sul piano concreto e immediato, assume ora una rilevanza preponderante è l’effetto automatico che questa sentenza di secondo grado produce sullo status del presidente. Con la conferma della squalifica – che peraltro, come è stato ricordato, va a sommarsi ai dieci mesi di precedenti inibizioni accumulate da Zappi nel corso della sua carriera associativa e che già di per sé avrebbero determinato il superamento della soglia consentita – si integrano appieno le condizioni previste dall’articolo 29, comma 1, dello Statuto della Figc e dall’articolo 15 del Regolamento Aia. Norme, queste, che sanciscono in modo inequivocabile la decadenza dall’incarico per chiunque riporti sanzioni superiori ai dodici mesi.
A questo punto, la palla passa al Comitato Nazionale dell’Aia, che dovrà formalizzare la proposta di decadenza da sottoporre al successivo vaglio del Consiglio Federale della Figc, l’organo deputato a ratificare ufficialmente l’avvicendamento al vertice. Un passaggio che, sebbene appaia meramente formale alla luce della chiarezza normativa, potrebbe comunque riservare degli sviluppi sul piano dei tempi e delle eventuali contromosse. Il diretto interessato, per il tramite dei suoi avvocati, non ha infatti nascosto l’intenzione di attendere la pubblicazione delle motivazioni della sentenza – attesa nei prossimi giorni – per valutare un possibile approdo dinanzi al Collegio di Garanzia del Coni, ultimo grado della giustizia sportiva. Una strada, quella del Coni, che appare in salita, ma che Zappi, stando alle prime, secche dichiarazioni diffuse dopo la lettura del dispositivo, sembrerebbe intenzionato a percorrere fino in fondo, parlando di una “strana vicenda processuale” che minerebbe l’autonomia dell’Associazione.
Le reazioni e il nodo del futuro dell’arbitrato italiano
Al di là della battaglia legale personale, la sentenza di ieri apre uno scenario complesso per la governance arbitrale italiana. La Federcalcio, per bocca del suo presidente Gabriele Gravina, ha già da tempo messo in cantiere un ambizioso piano di riforme, discusso proprio nelle ore immediatamente successive alla decisione della Corte d’Appello nel corso di un tavolo tecnico convocato a via Allegri. L’idea, da più parti caldeggiata e ora resa forse improrogabile dall’assenza del presidente dell’Aia, è quella di accelerare il processo che dovrebbe portare all’introduzione del professionismo arbitrale di vertice, con la creazione di una società indipendente ma partecipata al cento per cento dalla Figc. Un modello, questo, che comporterebbe un ripensamento radicale dei meccanismi elettorali interni all’Aia e una separazione netta, tanto invocata quanto finora mai realizzata, tra la gestione politica associativa e quella puramente tecnica del settore arbitrale.
La possibilità di un commissariamento dell’Associazione, ventilata nelle scorse settimane come extrema ratio per garantire la continuità amministrativa, sembra ora passare in secondo piano rispetto all’urgenza di una riforma strutturale. Il presidente Gravina, nel corso della riunione, avrebbe sottolineato come l’attuale contingenza non possa che tradursi in una decisa accelerazione del processo riformatore, puntando l’indice sulla necessità di razionalizzare i costi e rendere più efficiente l’intera macchina organizzativa. Resta, sullo sfondo, la posizione del diretto interessato: Zappi, pur avendo rispettato formalmente il verdetto, ha lasciato intendere che la sua storia associativa, e con essa la sua dignità, non potranno non essere difese anche oltre i confini della giustizia federale, gettando un’ombra di ulteriore incertezza su una situazione già di per sé complessa e destinata a tenere banco nelle prossime settimane.




