Zappi inibito: decapitato il settore arbitri. Ora la palla passa a Gravina

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’Aia, l’associazione italiana arbitri, si ritrova senza una guida dopo che il ricorso presentato da Antonio Zappi – il presidente in carica già raggiunto da un provvedimento di inibizione di tredici mesi – è stato respinto dal collegio di garanzia del Coni, l’ultimo grado di giudizio a cui l’ormai ex numero uno dei fischietti italiani aveva deciso di affidarsi. La decisione, maturata ieri sul far della sera, ha di fatto sancito la sua decadenza, che verrà formalizzata in occasione di una prossima riunione del consiglio nazionale. Un esito, questo, che priva l’intero movimento arbitrale del suo vertice e che spalanca le porte a un intervento diretto del presidente federale Gravina, chiamato ora a gestire l’emergenza.

La lunga battaglia legale finita davanti al Coni

Zappi, si ricorderà, era stato colpito a gennaio dal tribunale federale per presunte pressioni indebite esercitate su alcuni vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D – nello specifico Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi – al fine di favorire l’inserimento di Daniele Orsato e Stefano Braschi. Una condotta che, secondo l’accusa, violerebbe l’articolo 4 del Codice di Giustizia sportiva, quello che regola lealtà, correttezza e probità dei tesserati, oltre ad alcuni articoli del regolamento interno dell’Aia e del suo codice etico. Dalla sua, il legale di Zappi, Sergio Santoro, ha più volte parlato di presunte irregolarità, menzionando perfino l’ipotesi di una firma falsa alla base dell’intera vicenda.

L’addio tra malinconia e accuse al sistema

Nella sua lettera di commiato, Zappi ha scritto: “Scrivo queste righe con un peso nel cuore difficile da esprimere. Lascio il mio incarico con malinconia, ma anche con profondo rispetto per ciò che questa esperienza ha rappresentato nella mia vita, e con sincera gratitudine”. Frasi che precedono un passaggio ben più aspro, laddove l’ormai ex presidente ha accusato il sistema di giustizia sportiva, affermando – testualmente – che “la giustizia non è di questo mondo”. Un’uscita, questa, che non fa che alimentare il clima di scontro già emerso nelle scorse settimane, quando il legale del dirigente inibito aveva denunciato vizi procedurali a non finire.

Il caos totale nell’Aia e le indagini parallele

La situazione, tuttavia, non si arresta alla sola decadenza di Zappi. Il caos ai vertici dell’Associazione Italiana Arbitri si intreccia infatti con un’indagine ancora in corso che coinvolge altri nomi di primo piano del panorama arbitrale, tra cui Rocchi e Gervasoni. Resta da capire – ed è il punto che Gravina dovrà sciogliere nel minore tempo possibile – chi possa legittimamente convocare il consiglio nazionale per prendere atto della decadenza, e soprattutto chi sia candidato a guidare un organismo uscito profondamente scosso da queste vicende giudiziarie. La palla, insomma, passa ora al numero uno della Federcalcio, in attesa di capire se la scelta ricadrà su un commissario straordinario o su una soluzione interna.

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