India e Pakistan intensificano gli attacchi: nel mirino anche le basi militari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non accenna a placarsi lo scontro tra India e Pakistan, che nelle ultime ore ha registrato un’escalation senza precedenti, con entrambi i Paesi prendendo di mira per la prima volta strutture militari oltre il confine. Islamabad ha denunciato stamattina una «grave provocazione» da parte di New Delhi, accusandola di aver lanciato 25 droni di fabbricazione israeliana, prontamente abbattuti dall’esercito pakistano. «Si tratta di un atto di aggressione palese», ha dichiarato il tenente generale Ahmed Sharif Chaudhry, portavoce delle forze armate, durante una conferenza stampa convocata d’urgenza.

La tensione, che affonda le radici nel contenzioso sul Kashmir – regione divisa tra i due Stati ma rivendicata integralmente da entrambi – si è riaccesa dopo l’attacco mortale compiuto da militanti nella zona amministrata dall’India lo scorso mese. Nuova Delhi ha giustificato i raid come una «risposta punitiva», colpendo anche la moschea Bilal, situata nella principale città del Kashmir controllato dal Pakistan e parzialmente distrutta durante gli scontri. Sei località sono finite nel mirino, in un’offensiva che ha lasciato danni materiali e alimentato ulteriori recriminazioni.

Lo scenario, già di per sé instabile, è reso ancor più preoccupante dal fatto che India e Pakistan dispongono di arsenali nucleari. Secondo il Global Firepower’s 2025, citato da Al Jazeera, l’India si colloca al quarto posto tra gli eserciti più potenti al mondo, con tremila carri armati e duemila jet da combattimento. Il Pakistan, pur con numeri inferiori – circa 1800 corazzati – mantiene una capacità di deterrenza significativa, complicando qualsiasi calcolo strategico.

Sullo sfondo, la Cina osserva con attenzione, essendo un alleato storico di Islamabad e al tempo stesso un partner economico cruciale per New Delhi. Pechino, che controlla una porzione minore del Kashmir, ha finora evitato di schierarsi apertamente, ma la sua influenza regionale potrebbe rivelarsi decisiva qualora il conflitto dovesse protrarsi. Intanto, a Wagah-Attari, lungo il confine, continua ogni giorno la grottesca cerimonia delle guardie di frontiera che si affrontano a colpi di marce militari e smorfie, quasi a ricordare quanto la retorica nazionalista sia ancora viva, nonostante i decenni di tensioni.

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