Vittorio Sgarbi ricoverato per depressione, la battaglia silenziosa

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Da oltre una settimana, Vittorio Sgarbi, critico d’arte e volto noto del dibattito pubblico, è ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, lontano dai riflettori che per decenni hanno accompagnato le sue polemiche e le sue apparizioni. A tenerlo lontano dalle scene, questa volta, non è una provocazione o una disputa intellettuale, ma una forma grave di depressione che lo ha portato a isolarsi completamente, rifiutando persino di alimentarsi.

Chi lo conosce da tempo parla di un uomo profondamente cambiato, incapace di reagire come avrebbe fatto in passato, quando la sua vivacità intellettuale lo rendeva protagonista di accesi confronti. La malattia, che da mesi lo consuma, ha avuto un’accelerazione nelle ultime settimane, costringendolo a un ricovero necessario per monitorarne le condizioni. Medici e psichiatri lo tengono sotto osservazione, mentre gli amici più stretti, pochi e selezionati, confermano il suo stato di prostrazione.

Tra le possibili concause del malessere, alcuni accennano ai recenti problemi legali che lo hanno visto coinvolto, anche se Sgarbi non ha mai ammesso un legame diretto tra queste vicende e il suo stato d’animo. Quel che è certo è che la depressione, patologia spesso sottovalutata nel discorso pubblico, ha piegato un personaggio noto per la sua irruenza, riducendolo a un’ombra di sé stesso.

Al Gemelli, dove è assistito da un’équipe specializzata, il critico trascorre le giornate in uno stato di apatia, lontano dai social network e dai talk show che per anni sono stati la sua arena. Persino il telefono, strumento con cui era solito lanciare frecciate o difendere le sue posizioni, è diventato un mezzo per esprimere soltanto frammenti di sconforto. «Medito sul destino che mi attende», avrebbe confidato a un amico, in una delle rare conversazioni degli ultimi giorni.

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