I Cesaroni e quel ritorno in tv tra ascolti in calo, l’orario sbagliato e l’inglese di Marta diventato un meme
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Redazione Economia
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La seconda puntata de “I Cesaroni - Il ritorno”, andata in onda mercoledì 4 marzo su Canale 5, ha consegnato ai tabulati un dato inequivocabile: 2.301.000 spettatori con il 16,9% di share. Un risultato, questo, che rappresenta un vistoso arretramento rispetto alla prima serata vinta invece da “La Buona Stella” su Rai1, capace di totalizzare 2.741.000 spettatori e lo stesso identico 16,9% di share. Il dato, se letto in controluce, suggerisce una tenuta sul pubblico fedele alla fiction di Claudio Amendola – il quale oltre a interpretare il protagonista ne firma anche la regia – ma evidenzia anche un arretramento non trascurabile in termini di numero assoluto di telespettatori.
Sul web, nel frattempo, è montata una protesta che ha una natura precisa: non si contesta la qualità della scrittura o la chimica del cast, quanto piuttosto l’orario di messa in onda. La serie, molto amata dal suo pubblico storico, va in troppa tarda serata; l’appuntamento con le 22,00 viene giudicato incompatibile con il ritmo di chi la fiction l’ha seguita quindici anni fa e oggi ha impegni lavorativi o familiari diversi. La prima serata, secondo la voce che rimbomba sui social, dovrebbe cominciare alle 21,00 o al massimo alle 21,30, come accadeva prima dell’era di Gerry Scotti e de “La ruota della fortuna”. Nessuno, tra i commentatori più accesi, mette in discussione l’affetto per i personaggi o per gli intrallazzi amorosi – quelli tra Marco ed Eva, per esempio, capaci di tenere incollati allo schermo più delle nozze rosse di “Game of Thrones” – ma si rivendica una collocazione diversa per un prodotto che, quando spopolava, non aveva ancora davanti a sé né Twitter né il suo attuale surrogato.
Il riassunto della seconda puntata e l’inglese di Marta diventato un meme
Nella puntata del 4 marzo, riassumibile nei momenti chiave che si possono rivivere nel video online, Virginia propone a Walter una proposta di lavoro alla quale il ragazzo, con una certa dose di sorpresa da parte degli altri personaggi, non sembra interessato. Giulio e Livia, dal canto loro, rimangono stupiti dal rifiuto di Carlo di lavorare con loro e decidono quindi di seguirlo, innescando un meccanismo narrativo che riporta alla superficie vecchie dinamiche familiari. L’elemento che però ha catalizzato l’attenzione del pubblico social – e lo ha fatto giustamente, aggiungiamo – è l’inglese di Marta. La sua pronuncia, il suo costrutto sintattico trapiantato nella lingua di Shakespeare sono diventati un meme trasversale, capace di unire generazioni e di far sorridere anche chi la serie non l’ha mai seguita con continuità. Un fenomeno, questo, che dimostra quanto ancora la fiction riesca a generare conversazione nonostante il calo di ascolti.
L’ascolto in tempo reale e i gruppi di quindici anni fa
C’è però un punto sul quale molti osservatori concordano: la visione de “I Cesaroni” in tempo reale è un’esperienza che non ha equivalenti. E lo si dice tenendo conto di un contesto storico preciso. Quindici anni fa, quando la serie ha iniziato a spopolare, non esistevano i meccanismi virali dell’attuale ecosistema digitale; eppure si formavano veri e propri gruppi d’ascolto nei ristoranti e nelle pizzerie, dove ci si riuniva per seguire insieme gli sviluppi della storia e le novità dei personaggi. Non c’era il like, non c’era il retweet, ma c’era la condivisione fisica della poltrona davanti al televisore di un esercizio pubblico. Quel calore, quella partecipazione collettiva, è la stessa che oggi si riversa nelle proteste contro l’orario e nei meme sull’inglese di Marta. La differenza è che allora si aspettava la puntata con un’ora precisa, mentre oggi ci si chiede perché quella stessa ora sia diventata così tardi.
Il crollo non è colpa della fiction ma dell’orario
Il vistoso calo d’ascolto, quindi, non va letto come un rifiuto del prodotto in sé. Non è questione di feeling con Claudio Amendola o con il resto della compagnia, né tantomeno di scarsa qualità della regia – che pure Amendola firma – ma di orario di messa in onda. La seconda puntata ha perso spettatori rispetto all’esordio, e quel calo percentuale è stato sufficiente per far scattare la rivolta silenziosa ma eloquente del web. Non ci sono state contestazioni sul copione, né critiche mirate agli attori; la palla, per così dire, è finita nel campo della programmazione. E mentre “La Buona Stella” conquistava la prima serata con un vantaggio di circa 440mila spettatori, i fedelissimi dei Cesaroni si chiedevano – legittimamente – perché dovessero restare svegli fino a tardi per ritrovare un affetto che, a suo tempo, li aveva accompagnati nelle cene tra amici e nelle serate in pizzeria.




