I Cesaroni - Il ritorno, la seconda settimana perde colpi e lo “english” di Marta diventa un meme

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Bastano sette giorni, talvolta, per trasformare l’euforia del ritorno in un timido ronzio di sottofondo. Succede a “I Cesaroni – Il ritorno”, la serie che ha rialimentato la nostalgia di un pubblico cresciuto a pane e Garbatella, e che ora – alla seconda settimana di programmazione – deve fare i conti con una flessione degli ascolti tutto sommato fisiologica, ma comunque significativa se paragonata all’esordio carico di aspettative. La fiction di Canale 5, lo ricordiamo, ha incollato allo schermo lunedì sera 2.301.000 spettatori, fermandosi al 16,9% di share, un dato identico in percentuale a quello della concorrente “La Buona Stella” su Rai1, sebbene quest’ultima abbia raccolto un numero maggiore di consensi in termini assoluti (2.741.000). Una sostanziale parità tecnica, insomma, che però cela una verità amara per gli eredi della famiglia più chiassosa della tv italiana: la curva d’interesse, dopo il boom iniziale, ha iniziato a digradare.

Il sorpasso mancato e il dominio di “La Buona Stella”

A vincere la prima serata del 20 aprile, stando ai rilevamenti Total Audience, è stata quindi la fiction di Rai1, la quale ha capitalizzato un target tendenzialmente più adulto e fedele al palinsesto generalista. “La Buona Stella” ha toccato quota 2,7 milioni, staccando di oltre quattrocento mila spettatori i cugini di Mediaset; un margine che, nel linguaggio asciutto dei dati d’ascolto, si traduce in un sorpasso netto. Per “I Cesaroni” il problema non è solo numerico, ma anche qualitativo nella percezione del prodotto: la trasmissione in tempo reale, lo si diceva con una punta di sarcasmo ai tempi d’oro del telefilm, era un’esperienza quasi rituale. Quindici anni fa, quando Twitter era solo un cinguettio nascente e i social non frammentavano l’attenzione, ci si ritrovava nelle pizzerie o nei ristoranti per seguire gli intrallazzi amorosi tra Marco ed Eva – con quei tradimenti e riconciliazioni che tenevano banco meglio delle Nozze Rosse di “Game of Thrones”. Oggi, però, quella magia collettiva si scontra con una concorrenza spietata e con un pubblico meno propenso all’appuntamento fisso.

L’inglese di Marta e il potere (inesorabile) del meme

C’è poi un elemento, più leggero ma altrettanto rivelatore, che ha alimentato il dibattito parallelo alla messa in onda. Ci riferiamo alla pronuncia inglese di Marta, uno dei personaggi storici della serie, la cui cadenza nostrana nel parlare la lingua di Sua Maestà è diventata – giustamente, viene da dire – un meme virale. Non serve essere filologi per accorgersi di certe stonature; anzi, è proprio la distanza tra l’intenzione solenne dell’attrice e il risultato finale a generare quella che gli esperti di comunicazione chiamano “incongruenza performativa”. Il pubblico, che non perdona più nulla nell’era dello streaming e dei contenuti on demand, ha trasformato quelle inflessioni maldestre in un fenomeno da social network, contribuendo a spostare l’attenzione dalla trama ai suoi difetti più involontariamente comici. Nessuno, tra l’altro, si stupisce di questa deriva: la seconda stagione del revival era attesa al varco, e ogni minima sbavatura viene amplificata.

Il terzo incomodo e la classifica della musica

Mentre la sfida tra Rai e Mediaset monopolizzava l’access prime time – dove “La Ruota della fortuna” ha superato “Affari tuoi” – Italia 1 si è dovuta accontentare delle briciole: “Blacklight” ha raccolto 1.203.000 spettatori e il 7% di share, un risultato onorevole per un film d’azione ma lontano dai riflettori. Volgendo lo sguardo ad altri lidi, quelli musicali, la classifica FIMI (aggiornata al periodo tra il 6 e il 12 marzo 2026) racconta un’altra gerarchia. Sayf, con “Tu mi piaci tanto”, ha superato Sal Da Vinci e tallona “Ossessione” di Samurai Jay, mentre il vincitore di Sanremo è scivolato al terzo posto nella graduatoria dei singoli. Harry Styles, dal canto suo, ha piazzato il nuovo album direttamente in vetta nella classifica degli album. Un quadro frammentato, insomma, dove la tv generalista resiste ma deve fare i conti con una frammentazione degli ascolti e con un’ironia diffusa – quella dei meme sull’inglese di Marta – che rischia di intaccare la sospensione d’incredulità necessaria a ogni fiction che si rispetti.

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