Borse europee in calo tra timori per il conflitto e nuovo rialzo del petrolio, mentre l’Asia prova a rimbalzare
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Redazione Economia
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Il ritorno della tensione sui prezzi energetici, con il petrolio che ha ripreso la sua corsa dopo una breve pausa, sta nuovamente condizionando l’andamento delle Borse europee in questa seduta. I listini del Vecchio continente, Piazza Affari compresa, si muovono in territorio negativo, frenati dall’incertezza legata all’evolversi del conflitto in Medio Oriente e dalle ripercussioni che questo sta avendo sulle forniture di greggio e gas. L’indice milanese, in particolare, arretra frazionalmente, rispecchiando un sentiment di cautela che accomuna Francoforte, Parigi e Londra, sebbene la piazza britannica mostri qualche timido segnale di tenuta. Una cautela dettata principalmente dal fatto che il costo dell’energia, tornato a salire con il Brent oltre gli 83 dollari e il Wti che si avvicina ai 77 dollari, riaccende i timori relativi a una fiammata inflazionistica, la quale potrebbe spingere le banche centrali, a cominciare dalla Federal Reserve, a riconsiderare i piani di un allentamento monetario.
L’effetto Cina e il blocco delle esportazioni di carburanti
A gettare ulteriore benzina sul fuoco delle preoccupazioni energetiche è giunta nella notte una decisione da Pechino: il governo cinese avrebbe infatti intimato alle proprie raffinerie di sospendere la firma di nuovi contratti per l’esportazione di benzina e diesel, chiedendo loro, laddove possibile, di tentare di cancellare anche le spedizioni già concordate. Una mossa, quest’ultima, che riflette la priorità di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti interni in un contesto globale reso incerto dal conflitto e che rischia di comprimere ulteriormente l’offerta di carburanti raffinati sull’intero continente asiatico. L’escalation militare, giunta ormai al sesto giorno, ha di fatto trasformato lo Stretto di Hormuz in una zona ad alto rischio: le forze iraniane hanno colpito alcune petroliere e il blocco di fatto dell’arteria, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, ha già costretto l’Iraq a tagliare la propria produzione e il Qatar a dichiarare la forza maggiore sulle esportazioni di gas.
Il rimbalzo asiatico e la performance di Seul
In controtendenza rispetto all’Europa, i mercati asiatici hanno invece chiuso la seduta in netto rialzo, con gli investitori che hanno approfittato dei forti ribassi dei giorni scorsi per tornare all’acquisto, scommettendo su una durata limitata del conflitto e traendo spunto dalla performance positiva di Wall Street. La vera protagonista della giornata è stata senza dubbio la Borsa di Seul, che dopo aver lasciato sul terreno quasi il 20% nelle sedute precedenti, ha messo a segno un rimbalzo poderoso, superando in alcuni frangenti il +12% e attestandosi su guadagni prossimi al dieci per cento. A trainare il listino sudcoreano sono stati in particolar modo i colossi tecnologici come Samsung e SK Hynix, i cui titoli erano stati pesantemente penalizzati nel sell-off dei giorni scorsi. Bene anche Tokyo, sostenuta dalle banche e da alcune indiscrezioni, poi non confermate, su possibili contatti diplomatici tra Stati Uniti e Iran, mentre la Cina, con gli indici di Shanghai e Shenzhen, ha viaggiato in rialzo più contenuto, reagendo positivamente all’apertura del Congresso Nazionale del Popolo e agli obiettivi di crescita fissati dal premier Li Qiang.
Lo spread torna a salire e l’oro continua la sua corsa
Sul fronte obbligazionario, la fibrillazione dei mercati si traduce in un nuovo allargamento dello spread tra Btp e Bund, con il differenziale di rendimento che si porta oltre i 69 punti base, e i tassi del decennale italiano che tornano a salire verso il 3,48%. Un movimento, questo, che riflette la rinnovata avversione al rischio e il timore che l’inflazione possa rivelarsi più ostica del previsto, complice l’impennata delle materie prime. In questo clima di incertezza, prosegue inarrestabile la corsa dell’oro, che ha ormai superato stabilmente quota 5.150 dollari l’oncia, toccando nuovi massimi storici. Il metallo prezioso continua a essere percepito come il principale bene rifugio in un contesto geopolitico che, con il conflitto in Medio Oriente e le sue ramificazioni, non mostra al momento alcuna via d’uscita, e mentre le voci di una possibile operazione di terra in Iran continuano a susseguirsi, alimentando un clima di profonda incertezza tra gli operatori.




