Prezzi di benzina e diesel alle stelle, l'estate degli automobilisti si tinge di rosso
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Redazione Economia
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Mentre l’afa di luglio avvolge le città italiane, a far salire la pressione non è solo il caldo, ma anche il termometro dei prezzi alle pompe di benzina e diesel che, ormai da diversi giorni, mostra valori da brivido. Il gasolio ha infatti superato la soglia dei due euro al litro nella modalità self service, un livello psicologico che non si vedeva da tempo e che rischia di diventare la nuova, scomoda, normalità.
La benzina, dal canto suo, non è da meno e viaggia spedita verso quota 1,90 euro al litro, in un contesto in cui gli automobilisti si avvicinano ai distributori con la calcolatrice in mano, pronti a fare i conti con una stangata che non accenna a placarsi. La fine della "tregua farlocca" – come l’ha definita la Figisc, il sindacato dei gestori dei carburanti – ha lasciato spazio a un nuovo scenario di incertezza, alimentato dai riflessi del riacutizzarsi delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran nell’area del Golfo, che hanno immediatamente innervosito i mercati energetici internazionali.
Il ritorno del greggio caro: il Brent vola verso gli 85 dollari
A spingere i listini verso l’alto è stato, ancora una volta, l’andamento rialzista delle quotazioni del petrolio, con il Brent che è tornato a sfiorare la soglia degli 85 dollari al barile. Questo incremento del costo della materia prima, combinato con la già fragile situazione geopolitica che interessa le rotte marittime del Medio Oriente, ha innescato una reazione a catena sui prezzi dei prodotti raffinati, determinando rincari quasi quotidiani sulle schede dei distributori italiani.
Il meccanismo è ormai tristemente noto: ogni scossone internazionale si traduce in un immediato aggiornamento dei listini, scaricando sulle tasche dei consumatori il peso di una crisi che sembra non avere fine. Gli esperti del settore osservano con preoccupazione l’evoluzione dei mercati, sottolineando che il perdurare di queste condizioni potrebbe allontanare qualsiasi ipotesi di riduzione dei prezzi, quantomeno nel breve periodo.
La stangata Codacons: pieno più caro fino a 6,8 euro
L’impatto di questa impennata è stato reso immediatamente tangibile grazie ai dati ufficiali diffusi dal Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, che ha quantificato la nuova stangata estiva per gli automobilisti. Secondo l’associazione, fare il pieno di carburante costa ora in media ben 6,8 euro in più rispetto a qualche settimana fa, un aggravio di spesa che, moltiplicato per i milioni di auto circolanti, finisce per avere un peso considerevole sulle economie domestiche e sull’intera filiera dei trasporti.
I rincari, che hanno interessato l’intera rete nazionale, rappresentano un duro colpo per le famiglie già in difficoltà con il caro vita, ma anche per gli autotrasportatori, che vedono lievitare i costi di esercizio in un momento storico già segnato da margini di guadagno sempre più stretti.
Le conseguenze su famiglie e imprese: l'inflazione torna a preoccupare
L’ondata di rialzi che sta investendo il settore della mobilità non è tuttavia un fenomeno circoscritto al momento del rifornimento. La crescita del costo del gasolio, in particolare, rappresenta un campanello d’allarme per l’intero sistema economico, dal momento che la maggior parte delle merci viaggia su gomma. L’aumento del prezzo del diesel, infatti, finirà inevitabilmente per ripercuotersi sui costi di trasporto delle materie prime e dei prodotti finiti, alimentando i timori per un possibile ritorno dell’inflazione che si aggiungerebbe alle pressioni già presenti sui prezzi al consumo.
Il clima di incertezza internazionale e la volatilità dei mercati energetici rendono al momento difficile qualsiasi previsione, lasciando gli automobilisti e le imprese in una sorta di attesa spasmodica, con lo sguardo rivolto alle cronache geopolitiche più che ai bollettini meteo di questo caldo luglio.




