Mattarella alla Farnesina: nella "policrisi" serve una diplomazia forte, attenti ai rischi dell'AI
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
In un contesto internazionale definito, senza mezzi termini, una "policrisi" – dove conflitti diversi si intrecciano e si alimentano reciprocamente – il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indicato nella diplomazia e nel diritto l'unica rotta praticabile. Lo ha fatto intervenendo alla Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori, ribadendo con fermezza come l'aggressione russa all'Ucraina rappresenti un tentativo aberrante di ridisegnare con la forza confini e equilibri continentali, un principio che l'Italia non può che rigettare. Il quadro dipinto è quello di un mondo in cui il multilateralismo, pur sotto stress, resta l'impalcatura irrinunciabile per la soluzione delle controversie, dalla guerra in corso in Europa alla complessa crisi mediorientale. A questo si aggiunge, quale elemento di inquietudine, la questione del controllo degli strumenti tecnologici più avanzati, che possono diventare fonti di instabilità se gestiti al di fuori dei percorsi democratici.
I pericoli dei nuovi "centri di potere" opachi
Il monito del Capo dello Stato, infatti, non si è limitato ai teatri di guerra convenzionali ma ha toccato un fronte altrettanto insidioso, quello del cyberspazio e dell'intelligenza artificiale. Mattarella ha parlato esplicitamente di "inediti e opachi centri di potere", i quali, sottraendosi al controllo normativo degli Stati, acquisiscono una capacità di influenza sproporzionata sui cittadini. Un'allusione chiara, sebbene non nominale, a quelle grandi piattaforme digitali e ai loro proprietari, già definiti in passato "neo-feudatari del Terzo millennio", che ambiscono a gestire parti dei beni comuni globali. Se ne evince una preoccupazione tangibile: che questi strumenti, in assenza di governance condivisa, possano essere piegati a logiche destabilizzanti, magari in chiave anti-europea, minando ulteriormente la coesione e la sovranità democratica.
I pilastri per una politica estera efficace
In risposta a questa complessità, il discorso alla Farnesina delinea una strategia di azione fondata su precisi capisaldi. L'Unione Europea resta il perimetro fondamentale, la casa comune da rafforzare per permettere ai suoi membri, Italia in testa, di contare davvero sullo scacchiere globale. A essa si affianca, come linea guida imprescindibile, la fedeltà alla carta delle Nazioni Unite e al diritto internazionale, bussola per navigare in acque sempre più agitate. A questi elementi si unisce la necessità di una difesa credibile, che non sia mera espressione di forza ma strumento al servizio della sicurezza collettiva e della dissuasione, e una visione lungimirante delle relazioni con il continente africano, visto non come terreno di competizione ma come spazio di partnership strategica per affrontare sfide comuni, dalle migrazioni allo sviluppo.
Il ruolo cruciale della rete diplomatica
In tale scenario, il compito affidato al diplomatico diventa ancor più delicato e cruciale. Ai nostri ambasciatori spetta il compito di rappresentare e difendere gli interessi nazionali, certo, ma anche di tessere pazientemente reti di dialogo laddove prevalgono le chiusure, di spiegare le ragioni delle nostre scelte e di promuovere quella cooperazione multilaterale che appare l'unico antidoto realistico alla deriva della legge del più forte. È un lavoro quotidiano, spesso lontano dai riflettori, che richiede competenza e una profonda comprensione delle dinamiche locali, ma che costituisce la prima linea di difesa degli ideali e della sicurezza del Paese. Un'attività che, nelle parole del Presidente, deve saper resistere alle pressioni della "policrisi" mantenendo salda la barra sui principi fondanti della Repubblica.




