Il riscatto di Gatti e il carattere della Juve, ma la difesa bianconera continua a preoccupare
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Redazione Sport
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Il fischio finale dell'Olimpico ha consegnato agli archivi un 3-3 che sa di ossigeno puro per la Juventus e di beffa atroce per la Roma, e tra i protagonisti assoluti di questa frazione di campionato, la ventisettesima giornata, spicca il nome di Federico Gatti. Entrato in campo da pochi minuti, il difensore, che ha vissuto un periodo complicato lontano dai riflettori, ha trovato la zampata decisiva al terzo minuto di recupero, quella che ha trasformato una sconfitta, che avrebbe allontanato i bianconeri a sette lunghezze dal quarto posto, in un pareggio che tiene vive le speranze Champions. “Non mi sono neanche reso conto, ero sul filo del fuorigioco”, ha ammesso Gatti ai microfoni di DAZN, sottolineando l’importanza di una rete che “ci tiene lì attaccati” in una lotta che coinvolge, oltre ai giallorossi, anche Atalanta e Como. Il suo sfogo, carico di significato, arriva come risposta a chi parlava senza conoscere le difficoltà affrontate in questo periodo, un messaggio diretto e personale in un momento in cui ogni singolo pallone può determinare il peso di un’intera stagione.
La partita, però, ha raccontato molto più del solo exploit del difensore subentrato dalla panchina. La formazione di Spalletti, chiamata a rispondere sul campo dopo l'eliminazione in Champions League contro il Galatasaray, ha mostrato ancora una volta quel doppio volto che ne caratterizza l'intera annata. Da un lato, la straordinaria capacità di reagire nei momenti più bui, quella “anima” e quel “cuore” rivendicati con forza dal portiere Mattia Perin, che ha sottolineato come nessuno possa accusare questa squadra di mancare di carattere. La rimonta da 3-1 a 3-3, costruita con le reti di Boga e dello stesso Gatti, è l’ennesima prova di una tenuta mentale che permette ai bianconeri di non affondare mai definitivamente. Ma dall’altro lato, come un’ombra che si allunga minacciosa, emergono le difficoltà strutturali, la fragilità difensiva che sta diventando un’emergenza statistica: ventuno i gol incassati nelle ultime otto partite, una media allarmante per una squadra con ambizioni di alta classifica. Un dato che racconta di una fondazione benefica per gli attaccanti avversari, secondo la cruda metafora utilizzata da chi analizza il momento, con il reparto arretrato che sembra aver smarrito le proprie certezze.
Sull’altro fronte, quello giallorosso, il quarto d’ora finale ha assunto i contorni di un incubo che rischia di lasciare il segno nella corsa alla prossima Champions League. La Roma di Gasperini, che aveva dominato per larghi tratti la gara portandosi sul 3-1 grazie alle prodezze di Wesley, Ndicka e Malen, ha letteralmente buttato via due punti che sembravano in cassaforte. Il tecnico, in conferenza stampa, ha provato a stemperare la tensione con una domanda retorica, chiedendosi come si possa andare in depressione per un gol subito al novantatreesimo quando si è comunque davanti in classifica di quattro lunghezze, e invitando i suoi a mantenere “animo” perché la volata è ancora lunga. L’analisi a caldo, tuttavia, non può nascondere i segnali di un calo preoccupante: la solidità difensiva, che era stata un fortino, ha mostrato crepe evidenti negli scontri diretti con Napoli e Juventus, con cinque gol subiti in due partite che hanno trasformato altrettante potenziali vittorie in pareggi dal sapore amaro.




