Zelensky all'ONU: “Fermate Putin o scateneremo la corsa agli armamenti più pericolosa”
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Redazione Esteri
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Dal podio dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Volodymyr Zelensky ha lanciato un monito drammatico sulla direzione che il conflitto con la Russia sta imprimendo agli equilibri globali. Il presidente ucraino ha denunciato, con parole che riecheggiano i momenti più bui della Guerra Fredda, come l’invasione del suo paese stia alimentando quella che potrebbe rivelarsi “la più distruttiva corsa agli armamenti della storia”, un pericolo ulteriormente amplificato dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei nuovi sistemi d’arma.
Le accuse a Putin e gli episodi di destabilizzazione
Zelensky ha accusato apertamente Vladimir Putin di nutrire mire espansionistiche che vanno ben oltre i confini dell'Ucraina. A sostegno delle sue tesi, ha citato i recenti e preoccupanti sconfinamenti di droni e velivoli militari russi nello spazio aereo di nazioni alleate come la Polonia e l'Estonia. Questi episodi, che hanno già innescato proteste diplomatiche e allerta militare, vengono indicati come la prova tangibile di una volontà di destabilizzazione regionale che, se non fermata, rischia di innescare un conflitto più ampio.
Il fallimento del diritto internazionale e la nuova realtà
Il cuore del discorso di Zelensky ha ruotato attorno a una realistica, sebbene disarmante, valutazione delle relazioni internazionali contemporanee. “Il diritto internazionale non funziona”, ha affermato, sostenendo che nel contesto attuale “non la cooperazione, ma le armi decidono chi sopravvive”. Ha poi aggiunto che “se un paese vuole la pace, deve comunque lavorare sulle armi”, delineando una visione del mondo in cui la diplomazia è subordinata alla deterrenza.
La sicurezza attraverso alleanze forti e arsenali
Secondo il leader ucraino, la sicurezza non può più essere affidata a sistemi collettivi ormai considerati inefficaci, ma va costruita attraverso “alleanze forti” e “partner forti”. Tuttavia, il valore di queste alleanze rimarrebbe puramente teorico senza un arsenale adeguato a sostenerlo. Questo concetto, che lega indissolubilmente la sopravvivenza nazionale alla potenza militare, segna una netta frattura con gli ideali di cooperazione multilaterale sui quali l'Onu stessa è stata fondata.




