Putin evita le domande sulla guerra in Ucraina durante l'incontro con Trump
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Redazione Esteri
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Una smorfia, uno sguardo sfuggente, un silenzio che pesa più di mille parole. Vladimir Putin ha lasciato senza risposta i giornalisti che, prima del vertice con Donald Trump in Alaska, gli hanno chiesto conto delle vittime civili in Ucraina e della possibilità di un cessate il fuoco. "Dirà sì alla tregua?", "Perché Trump dovrebbe fidarsi di lei?", gli hanno gridato i reporter, senza ottenere altro che un sopracciglio sollevato, un cenno vago del capo e un’espressione che sembrava più irritata che imbarazzata.
L’incontro tra i due presidenti, il primo dall’insediamento di Trump per il suo secondo mandato, è stato preceduto da un breve scambio con la stampa in cui Putin ha evitato con cura ogni riferimento concreto al conflitto. Quello che doveva essere un faccia a faccia si è trasformato in una riunione a sei, con i due leader affiancati dai rispettivi consiglieri: il segretario di Stato americano Marco Rubio e l’omologo russo Sergej Lavrov, oltre all’imprenditore David Witkoff, inviato speciale di Trump, e al veterano della diplomazia moscovita Jurij Ushakov.
L’accoglienza riservata al presidente russo è stata tutt’altro che fredda. Sorvolo militare, tappeto rosso, stretta di mano e perfino un viaggio in auto insieme: Putin ha raggiunto la sede del vertice a bordo della "Beast", la limousine blindata di Trump, in un gesto che il New York Times ha definito "inusuale" per due potenze tradizionalmente rivali. Ma i sorrisi di circostanza non hanno cancellato le tensioni, emerse già nelle ore precedenti quando, per dieci minuti, le telecamere hanno ripreso una sala vuota, senza spiegazioni ufficiali sul ritardo.




