Marche, le Bandiere Blu 2026: venti località che restano sulla cresta dell’onda
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Le acque marchigiano, quelle che da decenni lambiscono un litorale tra i più eterogenei d’Italia, si confermano ancora una volta all’altezza di uno standard internazionale severo e certosino. Ventidue località – per l’esattezza venti, stando al conteggio ufficiale – hanno ottenuto per il 2026 il riconoscimento della Bandiera Blu, un vessillo che la Foundation for Environmental Education sventola solo laddove la qualità della balneazione, la gestione dei rifiuti e l’offerta turistica raggiungono determinati livelli. Non ci sono new entry quest’anno, né sorprese particolari: nessun lido che si aggiunge all’albo d’onore, nessuna promozione in extremis. Solo conferme, e non è poco, considerando che il trend nazionale registra invece un’espansione: in tutta Italia le Bandiere Blu assegnate sono 257, undici in più rispetto alle 246 del 2024.
Il peso delle conferme e il lavoro silenzioso dei gestori
Proprio questa assenza di novità, lungi dal rappresentare un segnale di stagnazione, racconta piuttosto la continuità di un impegno che non ammette soste. La giuria internazionale, come si legge nei criteri della Fee, valuta parametri che vanno dalla percentuale di raccolta differenziata – nelle spiagge premiate spesso sopra l’ottanta per cento – alla presenza di piste ciclabili, all’arredo urbano non invasivo, fino all’accessibilità per i disabili. Nelle Marche, i sindaci e i gestori balneari hanno imparato a muoversi con una certa anticipazione, manutenendo i depuratori e monitorando le acque con cadenza quasi ossessiva. Nessuna regione, del resto, può permettersi di abbassare la guardia: una sola analisi fuori norma in prossimità di uno scarico, e il riconoscimento salta per l’intera stagione.
Un confronto con altre regioni: il caso del Trentino e della Calabria
Se si allarga lo sguardo ad altre aree del Paese, emerge un quadro composito ma non contraddittorio. Il Trentino, per esempio, conferma dodici spiagge – perlopiù lacuali – dove l’acqua dolce viene sottoposta agli stessi rigidi esami dell’acqua marina. Località come Vallelaghi, Lido Terlago, la spiaggia di Roncone a Sella Giudicarie o ancora Caldonazzo con il suo lido, tutte conservano il vessillo grazie a una gestione che unisce purezza delle acque e servizi di qualità. Più a sud, lungo la Costa degli Dei calabrese, il sorriso è soltanto a metà: nel Vibonese resistono Tropea e Parghelia, due perle che hanno ormai stabilizzato la loro reputazione, ma nessuna new entry si aggiunge a loro. A livello regionale, però, la Calabria sale a 27 Bandiere Blu, grazie agli ingressi – questi sì nuovi – di Amendolara, Montegiordano, Falerna e Locri, quattro località che hanno saputo colmare il divario negli ultimi anni.
Il Sud che avanza e la Sicilia delle due new entry
Lo stesso meccanismo di rinnovo e conferma si osserva in Sicilia, dove l’edizione 2026 ha portato due new entry che spezzano la staticità delle precedenti graduatorie. L’isola, tradizionalmente penalizzata da una depurazione farraginosa in alcuni tratti, riesce comunque a piazzare sedici Bandiere Blu, con l’aggiunta di due località che la redazione specializzata indica senza però nominarle esplicitamente nel dossier diffuso. Quel che conta, spiegano i referenti della Fee, non è soltanto il mare cristallino – condizione necessaria ma non sufficiente – quanto la capacità di offrire un turismo sostenibile: spiagge attrezzate senza eccessi, servizi igienici funzionanti, informazione ambientale per i bagnanti. Menfi, per citare un caso virtuoso già noto, ha da tempo riadattato il proprio litorale per le famiglie con bambini piccoli, dimostrando che la Bandiera Blu non è mai solo una questione di analisi chimico-fisiche.




