Addio a Cesare Paciotti, lo stilista che "ha continuato il lavoro di Dio"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un applauso lungo e carico di commozione ha accolto il feretro di Cesare Paciotti, portato a spalla dai familiari all'ingresso della chiesa di San Pietro, a Civitanova Marche, mentre una folla troppo numerosa per trovare posto all'interno dell'edificio sacro si stringeva per l'ultimo saluto al 're delle scarpe', scomparso a sessantasette anni per un malore improvviso. La sua cassa, nera e laccata, nulla aveva di ordinario, in un'ultima apparizione che rispecchiava l'eleganza distintiva del suo genio creativo, il quale, come ha osservato don Mario Colabianchi durante l'omelia, era guidato da una mano superiore: "Un creativo guidato dalla mano di Dio. Lassù, Cesare, c'è un posto per te".
Il ricordo dell'ex moglie: una storia finita mai
Dal microfono posto davanti all'altare, è risuonata anche la voce di Serenella Vallasciani, che ha condiviso un ricordo intimo e profondo del suo ex marito, iniziando con un gesto che riecheggiava il loro passato. "Cesare, in gioventù, tante volte mi hai scritto delle lettere. Oggi lo faccio io", ha esordito, dipingendo un rapporto complesso e mai veramente concluso. "Mi hai conosciuto nel lontano 1977", ha proseguito, "mi hai scelta nel vero senso della parola. Abbiamo avuto una lunga storia, durata 17 anni, ma finita mai", ha rivelato, consegnando al pubblico un'immagine della loro unione come di un viaggio sulle montagne russe, segnato da alti e bassi ma tenuto insieme da un legame indistruttibile che il tempo non è riuscito a recidere.
La fede ritrovata e la preghiera quotidiana
Don Mario Colabianchi, che negli ultimi anni ha accompagnato il cammino spirituale di Paciotti, ha tratteggiato un ritratto privato dello stilista, lontano dai riflettori del successo mondiale. Ha ricordato come, dopo aver abbracciato con convinzione la fede, Paciotti fosse un fedele assiduo della Messa delle undici, il cui primo gesto, una volta varcata la soglia della chiesa, era sempre quello di raccogliersi in preghiera "sotto l'effige della Madonna che scioglie i nodi", una figura particolarmente cara a Papa Francesco. Quel gesto rituale, quell'istintivo affidamento, secondo il sacerdote, lo qualificava non semplicemente come un artigiano di lusso, bensì come un "artefice di bellezza che ha continuato il lavoro di Dio", un uomo che attraverso la sua opera dava forma tangibile a un ideale superiore.
L'ultimo viaggio verso Montecosaro
Al termine del rito funebre, che ha visto anche il toccante tributo della figlia Ludovica, la quale ha semplicemente affermato "Tu eri bellezza", la salma è stata condotta all'ultima dimora. Il corteo funebre ha raggiunto il cimitero di Montecosaro, dove Cesare Paciotti è stato tumulato, trovando finalmente riposo accanto ai suoi cari, in un silenzio che ha chiuso una giornata di pubblici e sentiti addii, lasciando alla marca e al mondo della moda il vuoto di una creatività unica.




