Muore Maurizio Sella, il banchiere che cominciò dallo sportello

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La notte tra sabato e domenica si è spento, all'età di ottantatré anni, Maurizio Sella, figura emblematica della finanza italiana e a lungo presidente dell'istituto di credito fondato dalla sua famiglia. La sua scomparsa, sopraggiunta a seguito di un male che dopo l'estate si è bruscamente aggravato, chiude un capitolo fondamentale per la storia bancaria del nostro paese. Uomo di rara moralità, come amava ripetere attraverso il suo motto personale, «Moralità è longevità», Sella incarnava un modo di fare banca ormai raro, lontano dai riflettori e radicato in un'etica del lavoro che considerava il credito non una mera operazione finanziaria ma un patto di fiducia con il territorio.

La gavetta in famiglia, nonostante il cognome

La sua carriera, che lo ha visto ai vertici dell'azienda per sessant'anni, non conobbe atletismi né scorciatoie. Ben consapevole che per comprendere a fondo i meccanismi del credito fosse indispensabile un'esperienza diretta, Sella, dopo la laurea in economia conseguita a Torino, fece il suo ingresso nella banca di famiglia nel 1966, all'età di ventiquattro anni. Iniziò il suo percorso professionalmente da uno degli ultimi gradini, quello di "sportellista", operando sotto la guida attenta del padre Ernesto e dello zio Giorgio, che all'epoca dirigevano la banca fondata nel 1886 da Gaudenzio Sella. Una scelta, la sua, che parla di umiltà e di una visione d'insieme che non trascurava alcun dettaglio operativo.

L'ultimo addio e la dedizione fino all'ultimo

Fino agli ultimi istanti della sua vita, nonostante la malattia, la sua mente rimase proiettata verso il futuro e il bene dell'istituzione a cui aveva dedicato l'esistenza. Alla fine di ottobre, con una telefonata nella quale, a malapena celando l'emozione, anticipò che sarebbe stata l'ultima, comunicò le imminenti dimissioni da presidente. Nello stesso frangente, però, la sua preoccupazione si concentrò sull'organizzazione di un importante anniversario della banca, previsto per l'anno prossimo, dimostrando una lucidità e una dedizione che andavano oltre il proprio personale destino. Una lezione di stile e di amore per il proprio lavoro che rimarrà come una delle sue eredità più preziose.

Una visione che guardava lontano

La sua scomparsa ha immediatamente generato una vasta eco, raccogliendo interventi e ricordi da parte di numerosi esponenti del mondo imprenditoriale e della vita pubblica, a testimonianza del profondo segno lasciato. La sua figura, infatti, non fu solo quella di un banchiere, ma anche quella di un visionario con i piedi ben piantati per terra, che esortava costantemente i suoi collaboratori a guardare lontano, a pianificare con lungimiranza. Aveva scelto di dedicarsi alla finanza rinunciando a una promettente carriera nello sci, una decisione che caratterizzò un'esistenza interamente spesa per costruire, con pazienza e rigore, un'istituzione solida e rispettata, il cui nome è indissolubilmente legato al suo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.