Biella dice addio a Maurizio Sella, il banchiere che metteva la moralità al primo posto

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Nella notte tra sabato e domenica si è spento, all’età di ottantatré anni, Maurizio Sella, una delle figure più rappresentative del settore creditizio italiano, la cui esistenza si è intrecciata in maniera indissolubile con le sorti dell’istituto bancario fondato dall’avo Gaudenzio nel lontano 1886. La sua scomparsa, sopraggiunta a seguito di un male che, dopo l’estate, aveva conosciuto un’improvvisa e rapida recrudescenza, ha privato Biella e non solo di un capitano d’industria la cui parabola professionale, iniziata da semplice sportellante all’età di ventiquattro anni, è divenuta emblematica di uno stile imprenditoriale basato sulla prudenza e sulla relazione personale. Cavaliere del Lavoro, egli aveva dedicato all’azienda di famiglia quasi sessant’anni di attività, sotto la guida prima dello zio Giorgio e del padre Ernardo, dimostrando come una crescita solida e duratura non possa prescindere da un’etica ferrea, riassunta nel suo motto personale: «Moralità è longevità».

L'ultimo colloquio e la lezione di un grande banchiere

Non dimenticherò mai l’ultima telefonata che mi rivolse, perché fu lui stesso, con il suo proverbiale rigore, ad annunciarmi che sarebbe stata l’ultima. Era la fine di ottobre e, sebbene la voce fosse appena velata dall’emozione e dal dolore fisico, Sella mi comunicò con chiarezza le imminenti dimissioni da presidente della banca, che avrebbe formalizzato il giorno successivo. Ciononostante, la sua attenzione si spostò immediatamente verso la necessità di organizzare al meglio i preparativi per un importante anniversario dell’istituto, previsto per l’anno prossimo, dimostrando una dedizione totale al progetto della sua vita, che andava ben oltre la sua stessa persona e che considerava un impegno verso il territorio e le persone che in esso avevano riposto la loro fiducia.

Il Duomo gremito per l'ultimo saluto

Questa mattina il Duomo di Biella non è riuscito a contenere la folla accorsa per rendere l’estremo omaggio a Maurizio Sella, in una città che, di fatto, si è fermata per celebrare la sua memoria. Tra i presenti, si contavano numerose personalità del mondo politico, come il ministro Gilberto Pichetto, e di quello imprenditoriale, con rappresentanti di spicco tra cui la famiglia Zegna, a testimonianza del rispetto e della stima che il banchiere si era guadagnato in decenni di attività. Non sono mancati, e questo forse è il tributo più significativo, i tantissimi dipendenti e dirigenti del gruppo Sella, coloro che con lui hanno condiviso il lavoro quotidiano e che ne hanno visto da vicino l’operato, incarnando quella filosofia aziendale che ha sempre posto al centro la persona.

Un'impronta che va oltre la banca

Il suo impegno, del resto, non si era limitato alla guida dello storico gruppo bancario, ma si era esteso anche a un servizio attivo per le istituzioni e le organizzazioni di categoria del settore bancario e imprenditoriale nazionale, dove portava la sua visione di un’economia sostenibile e radicata nel territorio. La sua eredità, che va ben oltre i confini della provincia biellese, resta quella di un uomo che ha saputo coniugare l’antica arte della finanza con una profonda coscienza sociale, rinunciando perfino a una promettente carriera nello sci per dedicarsi completamente all’impresa di famiglia, scelta che racconta molto del suo carattere e del suo senso del dovere.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.