Quando cambia l’ora legale nel 2026 e perché le lancette si spostano sempre in una data diversa
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Redazione Interno
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Sarà nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo che anche in Italia, così come nel resto dell’Europa, dovremo spostare le lancette dell’orologio avanti di sessanta minuti, un appuntamento che cade sempre nell’ultimo fine settimana del mese e che segna ufficialmente il passaggio all’ora legale. Alle due del mattino, le lancette salteranno direttamente alle tre: si tratterà, per la precisione, di un’ora di sonno in meno, un piccolo sacrificio che verrà però compensato da giornate più lunghe e da una luce serale che ci accompagnerà fino a tardi, regalandoci la sensazione che l’estate, in qualche modo, sia già iniziata.
Se l’attenzione è spesso concentrata sul fastidio iniziale di quel risveglio un po’ più duro, quello che molti non considerano è il motivo per cui questa data non sia mai fissa, e perché il 29 marzo rappresenti un’eccezione che si verifica solo ciclicamente. Negli ultimi due anni, per esempio, il cambio era avvenuto rispettivamente il 30 e il 31 marzo, mentre nel 2026 ci troveremo a farlo con un leggero anticipo, un fenomeno che non dipende da nuove direttive europee né da modifiche legislative, ma esclusivamente dalla struttura del calendario gregoriano e dal modo in cui i giorni della settimana si allineano con le date. L’ora legale, come stabilito dalla direttiva Ue 2000/84, deve scattare l’ultima domenica di marzo, e poiché le domeniche cadono ogni anno in un giorno diverso, l’intervallo in cui può collocarsi varia dal 25 al 31 marzo: nel 2026 ci troviamo in una fase ascendente del ciclo, e nei prossimi tre anni la data continuerà ad anticiparsi progressivamente, toccando il punto più avanzato il 25 marzo del 2029, per poi ricominciare a slittare in avanti a partire dal 2030, quando si tornerà al 31 marzo.
Nel frattempo, oltreoceano, gli Stati Uniti hanno già compiuto il loro passaggio all’ora legale nella notte tra il 7 e l’8 marzo, un disallineamento temporale che si ripete ogni anno e che è regolato dall’Uniform Time Act, il quale fissa per gli americani l’inizio dell’ora legale nella seconda domenica di marzo e il termine la prima domenica di novembre. Questa differenza di calendario tra le due sponde dell’Atlantico crea per alcune settimane uno scarto negli orari, con conseguenze che si ripercuotono sui mercati finanziari, sulle comunicazioni e sugli scambi commerciali, costringendo chi opera a livello internazionale a fare i conti con un fuso orario che si modifica temporaneamente. Ci sono poi delle eccezioni, anche all’interno degli stessi Stati Uniti, dove Hawaii e gran parte dell’Arizona non osservano l’ora legale, mantenendo un orario stabile per tutto l’anno, una scelta che complica ulteriormente il quadro per chi deve coordinare attività tra stati diversi.
Il dibattito sull’abolizione e le resistenze politiche
Da anni, ormai, si discute a livello europeo sull’opportunità di mettere fine a questo doppio cambio annuale, un meccanismo che molti considerano anacronistico e fonte di disagi per il ritmo circadiano delle persone, oltre che per il mondo dell’economia e dei trasporti. La Commissione europea, dopo una consultazione pubblica che nel 2018 raccolse milioni di contributi, propose di abolire il passaggio, lasciando ai singoli stati membri la libertà di scegliere se adottare in modo permanente l’ora solare o quella legale. Il Parlamento europeo diede il suo via libera alla proposta, ma da allora il dossier è rimasto bloccato in seno al Consiglio dell’Unione europea, dove i governi nazionali non sono riusciti a trovare un accordo, divisi tra le preferenze dei paesi del Nord, più inclini a mantenere l’ora solare per tutto l’anno, e quelli del Sud, come l’Italia, che invece spingono per l’ora legale permanente.
Negli Stati Uniti, il tema è tornato di attualità anche per via delle dichiarazioni del presidente Donald Trump, il quale, già prima di insediarsi, aveva manifestato l’intenzione di voler eliminare l’ora legale, definendola scomoda e costosa per il paese. Durante la sua campagna elettorale e nei primi mesi del suo mandato, Trump aveva sottolineato come il cambio dell’ora rappresenti un disagio inutile per i cittadini e un aggravio burocratico per le imprese, promettendo di spingere per una riforma che portasse all’adozione di un orario unico e stabile durante tutto l’anno. Tuttavia, nonostante le dichiarazioni di intenti e il peso politico della sua amministrazione, il Congresso non ha ancora approvato una legge in tal senso, e il dibattito resta aperto, con posizioni contrastanti che vedono da una parte i favorevoli all’ora legale permanente, sostenuti dalle lobby del commercio e del turismo, e dall’altra i sostenitori dell’ora solare fissa, appoggiati da alcuni settori della comunità medica e da chi privilegia la luce mattutina per motivi di salute e sicurezza.
I numeri del risparmio e l’impatto ambientale
A prescindere dalle discussioni politiche, i dati raccolti negli anni dimostrano che l’ora legale produce effetti concreti sui consumi energetici e sull’ambiente. Secondo le stime di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, nei sette mesi di ora legale del 2025 il sistema italiano ha beneficiato di un risparmio di circa 310 milioni di chilowattora, una quantità di energia pari al fabbisogno medio annuo di centoventimila famiglie, con un conseguente taglio delle emissioni di anidride carbonica valutato intorno alle 145 mila tonnellate. Si tratta di numeri che danno consistenza a una scelta che affonda le sue radici nella Prima guerra mondiale, quando nel 1916 la Germania adottò per prima questa misura per ridurre il consumo di carbone, e che fu poi introdotta in Italia nello stesso anno, anche se con alterne vicende e diverse sospensioni fino al secondo dopoguerra.
Il ritorno all’ora solare, che nel 2026 è previsto per domenica 25 ottobre, riporterà tutto alla normalità invernale, con le lancette che alle tre del mattino torneranno indietro alle due, regalandoci un’ora di sonno in più ma anche pomeriggi più bui e serate che inizieranno molto prima. Quel giorno si chiuderà il cerchio di un meccanismo che, nonostante le critiche e i progetti di riforma mai attuati, continua a scandire il nostro tempo con la regolarità delle stagioni, adattandosi ai ritmi del sole e a quelli, ben più complessi, della politica e delle abitudini consolidate.




