Frodi e intimidazioni: venti indagati per la truffa dei bonus edilizi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per venti persone, chiamate in causa per una presunta truffa di vaste proporzioni ai danni dello Stato, un sistema illecito che avrebbe sfruttato i meccanismi dei bonus edilizi e nel quale si sarebbero inseriti, con un salto di qualità nella gravità dei fatti, tre episodi intimidatori culminati nell’incendio di autoveicoli e abitazioni, azioni compiute, si legge negli atti, per estorcere denaro. L’udienza preliminare, un passaggio cruciale che deciderà l’effettivo avvio del processo, è calendarizzata per il prossimo 27 marzo davanti al giudice per le indagini preliminari, che dovrà esprimersi sulla richiesta avanzata dal pubblico ministero. Questo procedimento si configura come uno sviluppo autonomo, una costola dell’operazione di più ampio respiro denominata “EasyBonus”, nella quale le ipotesi di reato contestate, a vario titolo agli indagati, spaziano dalla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche alle estorsioni, passando per una serie di illeciti tributari e per i delitti di riciclaggio e autoriciclaggio.

Il meccanismo fraudolento e le intimidazioni

Il modus operandi descritto dagli investigatori si fondava su un principio di apparente semplicità, che ne ha tuttavia moltiplicato la redditività: l’utilizzo distorto della leva normativa rappresentata dai bonus, con particolare riferimento all’ecobonus e al superbonus, finalizzato all’acquisizione di crediti d’imposta del tutto indebiti, vantati per interventi edilizi in realtà mai realizzati. A questo schema principale, che da solo avrebbe generato un danno erariale di milioni di euro, si sono affiancate, in un contesto già opaco, condotte di ben altra natura, caratterizzate dalla violenza e dalla premeditazione. Le fiamme che hanno divorato alcune vetture e persino degli immobili, infatti, non sono state attribuite a eventi casuali, bensì a precise strategie di pressione e di minaccia, poste in essere per ottenere il pagamento di somme di denaro, in un escalation che ha unito la frode fiscale ai metodi della criminalità più tradizionale.

L’operazione della Guardia di Finanza

Parallelamente al filone giudiziario che sta per approdare in aula, le forze dell’ordine hanno condotto una vasta operazione, coordinata dalla procura di Avellino, che ha portato all’esecuzione di quattordici misure cautelari personali. L’indagine, focalizzata su una presunta maxi-frode legata proprio ai bonus edilizi, ha visto la Guardia di Finanza emettere provvedimenti che hanno colpito undici persone con la custodia in carcere e tre con i domiciliari. Tra i nomi che sono emersi, quello di un esponente di spicco del panorama calcistico locale, individuato dagli inquirenti come una delle figure apicali di un’associazione articolata, dedita in modo sistematico alla creazione e alla successiva commercializzazione di crediti fiscali fittizi, costruiti attraverso l’uso reiterato di prestanome.

La dimensione economica del sistema illecito

La portata finanziaria dell’intera vicenda, che appare nella sua complessità ancora in fase di accertamento, è stata quantificata, in una delle sue componenti, in circa 1,7 miliardi di euro. Una cifra colossale, che delinea i contorni di un attacco sistematico alle casse pubbliche, organizzato sfruttando le agevolazioni destinate a rilanciare il settore dell’edilizia e a promuovere l’efficienza energetica. L’apparato investigativo ha ricostruito un meccanismo sofisticato, dove i proventi illeciti, una volta generati attraverso la truffa, venivano successivamente reinvestiti e movimentati, in un circuito che mirava a coprire le tracce del denaro e a legittimarne l’origine, integrando così gli estremi di ulteriori e distinte fattispecie di reato.

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