Leonardo e Fincantieri pagano lo scotto di una tregua che i mercati danno per scontata

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Giornata volatile quella di ieri per i mercati globali, con gli indici azionari e il comparto crypto in calo, mentre Piazza Affari, in una certa controtendenza, è riuscita a spingersi fino a toccare nuovamente quota 48.000 punti. Eppure, non tutte le azioni del listino hanno beneficiato di questo rimbalzo: Fincantieri e Leonardo, due dei colossi che per mesi avevano cavalcato l’onda lunga delle tensioni geopolitiche, hanno accusato il colpo, chiudendo in territorio negativo. Una flessione che suona quasi come una sentenza del mercato la quale, sebbene nulla sia realmente cambiato sul campo, sembra aver già archiviato il clima di guerra come un fattore prezzato o, addirittura, in via di risoluzione. Nonostante gli ordini siano ancora si e le commesse pubbliche non accennino a diminuire, il vecchio adagio borsistico secondo cui si compra voce e si vende notizia sembra essersi abbattuto sui due gioielli dell’industria della difesa tricolore.

La doppia promozione di Leonardo che il mercato fatica a riconoscere

Proprio nel giorno in cui il titolo subiva questa frenata, il gruppo Leonardo incassava due importanti riconoscimenti dal mondo finanziario, a dimostrazione di una solidità strutturale che spesso il sentiment a breve termine tende a oscurare. L’agenzia di rating Moody’s ha infatti migliorato il giudizio sul debito a lungo termine della società, portandolo da “Baa3” a “Baa2”, mantenendo al contempo un outlook positivo per i prossimi trimestri. Una promozione, questa, che non arriva per caso: gli esperti hanno voluto premiare la forte performance operativa e il miglioramento costante delle metriche creditizie registrato negli ultimi anni, un periodo in cui il colosso ha saputo gestire con disciplina flussi di cassa e indebitamento.

Non è finita qui, perché anche un’altra importante agenzia, S&P Global, ha deciso di rivedere al rialzo le proprie valutazioni; sebbene il rating sul debito a lungo termine sia stato confermato a “BBB”, le prospettive (l’outlook) sono state migliorate da “Stabile” a “Positivo”. Quest’ultima mossa riflette l’aspettativa secondo cui il gruppo sarà in grado di mantenere il rapporto debito/EBITDA (rettificato secondo i criteri S&P) ben al di sotto della soglia di 1,5 volte, un parametro che segnala una salute finanziaria invidiabile per un’azienda operante in un settore così ciclico e capitalistico. A corroborare questo quadro di sostanziale solidità ci ha pensato Morgan Stanley, la quale si è spinta ben oltre i pur lusinghieri giudizi delle agenzie di rating.

Morgan Stanley alza il tiro: target a 82 euro e il sogno dei 100 euro

Se Moody’s e S&P hanno guardato al passato recente per certificare la solidità di Leonardo, Morgan Stanley ha invece gettato lo sguardo avanti, alimentando le speranze (e le speculazioni) degli investitori. La banca d’affari americana ha aumentato il target price sul titolo da 71 a 82 euro, confermando la raccomandazione “overweight” (sovrappesare in portafoglio), una chiara indicazione a scommettere sul futuro rialzo della difesa italiana. L’analisi, molto più sfumata di un semplice upgrade, sottolinea come nell’ultimo triennio Leonardo abbia incrementato i ricavi di un terzo e l’ebitda rettificato del 40%, generando, nonostante maggiori investimenti e dividendi, oltre 1,5 miliardi di free cash flow. Numeri da manuale che hanno convinto gli strateghi della banca a ipotizzare scenari di ulteriore espansione.

C’è di più: nel cosiddetto “scenario migliore”, quello in cui la crescita e i margini si rivelassero ancora più elevati del previsto favoriti da una domanda trainante in tutti i segmenti, l’azione potrebbe addirittura sfondare il muro psicologico dei 100 euro. Una previsione che, se da un lato elettrizza gli animi, dall’altro evidenzia un contrasto stridente con l’andamento di queste ultime sedute. Come se il mercato avesse deciso di punire Leonardo (e con lei Fincantieri) proprio per essersi illusa che la pace fosse ancora lontana, decretando che il momento di massima espansione per il comparto bellico sia già alle nostre spalle. Una tesi, questa della fine delle guerre in borsa, che appare forse affrettata ma che al momento sta dettando l’andamento dei listini.

I fondamentali non tremano ma la borsa guarda altrove

Resta da chiedersi, allora, se questo calo rappresenti una ragionevole presa di beneficio dopo i rialzi degli ultimi mesi o un vero e proprio cambio di passo nella narrazione geopolitica. Quel che è certo è che, al netto delle flessioni giornaliere, Leonardo non ha mai smesso di macinare numeri positivi; i libri contabili mostrano un’azienda che è riuscita a migliorare la propria redditività e a ridurre il rischio di credito, un aspetto che le agenzie di rating, guarda caso, non hanno affatto trascurato. Se Moody’s ha parlato di miglioramento strutturale dei fondamentali, S&P ha sottolineato la forte raccolta ordini trainata dal segmento difesa, prevedendo una redditività robusta e margini EBITDA superiori al 12% anche nel prossimo futuro.

Eppure, la logica del mercato azionario, si sa, è spesso imperscrutabile e tende ad anticipare gli eventi piuttosto che fotografarli. Se ieri Piazza Affari ha retto l’urto mentre i listini internazionali vacillavano, lo ha fatto trainata da altri settori; Leonardo e Fincantieri, che per mesi avevano rappresentato il rifugio sicuro in un mondo in fiamme, hanno improvvisamente cambiato casacca. Non un crollo, intendiamoci, ma un arretramento tattico che profuma di disillusione finanziaria. La borsa, insomma, ha smesso di credere alla guerra perpetua, o almeno ha deciso che il prezzo di azioni come queste ha già scontato anche gli scenari più catastrofici. Per gli investitori più navigati, l’upgrade del rating e l’aumento del target price da parte di Morgan Stanley potrebbero rappresentare un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi, ma per ora, il vento caldo del riarmo sembra aver cambiato direzione.

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