L’Atalanta si ferma sullo 0-0 col Genoa e vede allontanarsi l’Europa
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Redazione Sport
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Il pareggio a reti bianche maturato nella tarda serata di sabato alla New Balance Arena – un risultato che sembra ormai un’epidemia in questo scorcio di campionato, visto il coevo 0-0 tra Como e Napoli – ha consegnato ai bergamaschi un solo punto, utile quanto basta per toccare quota 55 ma del tutto insufficiente a spegnere i fuochi d’allarme accesi intorno alla squadra di Raffaele Palladino. Perché è proprio questa, la sterilità offensiva, il dato più inquietante che emerge dal match contro un Genoa già virtualmente salvo: la Dea non vince da cinque giornate, un mese intero di astinenza che inizia a pesare come un macigno sulla classifica. Se è vero che il punteggio permette di tenere a distanza, almeno per una notte, le dirette inseguitrici Bologna e Lazio – le quali domani potrebbero comunque accorciare a -4 in quella che è una corsa sempre più disperata al settimo posto – è altrettanto vero che l’undici orobico continua a mostrare una preoccupante difficoltà nel finalizzare. Nelle ultime cinque gare interne, del resto, il bottino parla di appena tre gol realizzati; una media da zona retrocessione, non certo da ambizioni europee.
L’occasione Recupero e la manovra senza mordente
Contro il Grifone di Daniele De Rossi – che si presenta a Bergamo con l’obiettivo dichiarato di blindare la salvezza, obiettivo sostanzialmente centrato grazie a questo trentanovesimo punto – l’Atalanta ha costruito tanto, o almeno così suggeriscono i numeri del possesso palla, ma ha concretizzato pochissimo. La mole di gioco, infatti, non si è mai trasformata in quella cattiveria sotto porta che da sempre contraddistingue le grandi squadre. La traversa colpita da Giacomo Raspadori nella ripresa, un tentativo a giro dal limite che ha fatto tremare il sostegno della porta difesa da Bijlow, rappresenta il simbolo di una serata storta: l’ex giocatore dell’Atletico Madrid, subentrato a un nervoso Scamacca, si è trovato anche a fronteggiare la respinta corta del portiere avversario su un tiro di Ederson, calciando però centrale e sprecando l’occasione più ghiotta dell’intero incontro. Poche emozioni, dunque, e una lentezza di manovra che ha favorito l’assetto difensivo rossoblù, bravo a chiudere ogni varco e a gestire i ritmi soprattutto nella prima metà di gara.
Il rebus qualificazione e il nodo della Coppa Italia
La situazione, a questo punto del cammino, si fa paradossalmente matematica più per ciò che accade fuori dal campo che per ciò che la Dea riesce a esprimere sul rettangolo verde. Sì, perché il sogno di un piazzamento europeo – quello valido per la prossima Conference League – è appeso a un filo sottilissimo che si dipana fino all’Olimpico, dove tra non molto Inter e Lazio si giocheranno la finale di Coppa Italia. La qualificazione al settimo posto, quello attualmente occupato dai nerazzurri, avrebbe un valore effettivo solo in caso di vittoria dei nerazzurri di Inzaghi; in caso contrario, con i biancocelesti trionfatori, il traguardo degli orobici perderebbe di consistenza. Un meccanismo paradossale, quello dei coefficienti e degli slot aggiuntivi, che costringe Palladino e i suoi a fare il tifo per una delle rivali storiche della loro stessa regione pur di vedere accantonata la possibilità di restare fuori da tutto.
Un calendario di fuoco nel rush finale
E proprio mentre il Genoa, forte di un’imbattibilità ritrovata e dell’aritmetica salvezza ormai a un passo, si prepara a festeggiare, l’Atalanta si trova di fronte a un ostacolo psicologico non indifferente. La prestazione opaca fornita contro i liguri, infatti, rischia di innescare un circolo vizioso di ansia e insicurezza che sarebbe fatale in vista delle ultime uscite stagionali. A peggiorare l’umore in casa nerazzurra ci pensa il calendario: il prossimo turno riserva infatti la delicatissima trasferta a San Siro contro il Milan, un incrocio che storicamente rappresenta un banco di prova severo per le ambizioni della Dea. Se a questo si aggiunge la consapevolezza che l’unico modo per non vanificare i sacrifici di un intero anno è affidarsi alla legge dello “spareggio” interno con le inseguitrici, si capisce come la parola d’ordine nelle prossime settimane debba essere necessariamente quella del riscatto immediato. Eppure, a guardare il bicchiere mezzo pieno, questo pareggio ferma comunque l’emorragia di punti dopo le recenti batoste, evitando che Bologna e Lazio possano agganciare immediatamente la zona che conta. Ora toccherà a Palladino ritrovare la chiave per smussare gli spigoli di un attacco che sembra improvvisamente inceppato.




