Inter, il nervo scoperto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il mondo del calcio, ci scusi il lettore per il francesismo, è un pianeta bastardo. Lo sa bene l’Inter, che in poche settimane ha visto sgretolarsi le certezze costruite nei mesi precedenti, vittima di un’improvvisa crisi di identità che rischia di trasformare un cammino apparentemente trionfale in un percorso accidentato. Due punti raccolti nelle ultime tre giornate di campionato – pareggi contro Atalanta e Fiorentina, inframezzati dalla sconfitta nel derby con il Milan – hanno riaperto discorsi che sembravano sepolti, riaccendendo le speranze delle inseguitrici e mettendo in luce i limiti di una squadra che appare oggi poco coesa e inefficace.

Il crollo di prestigio e i segnali di un declino annunciato

La sfida del Franchi, chiusa sull’1-1, rappresenta forse il simbolo più evidente di questo momento di difficoltà. Nonostante il vantaggio lampo siglato da Pio Esposito dopo appena quaranta secondi – un colpo di testa che sembrava poter indirizzare la partita sui binari consueti – la squadra di Cristian Chivu ha progressivamente perso lucidità e mordente, subendo la brillantezza e l’aggressività della Fiorentina. Come riporta l’analisi di Maurizio Pistocchi, giornalista che ha seguito l’evoluzione della lotta scudetto, l’Inter "non è più la squadra coesa ed efficace di due mesi or sono, poco organizzata in fase di non possesso e inefficace in fase di possesso". Il pareggio viola, arrivato al 78’ con la rete di Ndour dopo un pallone sanguinoso perso da Barella al limite dell’area e una respinta corta di Sommer, ha confermato una tendenza preoccupante: sono già dodici i punti persi dai nerazzurri da situazioni di vantaggio.

Un vantaggio che si assottiglia sotto la pressione delle rivali

La matematica, d’altra parte, racconta ancora una storia favorevole ai nerazzurri. Con 69 punti, l’Inter conserva sei lunghezze di vantaggio sul Milan, fermo a 63, e sette sul Napoli, che con la vittoria sul Cagliari – firmata da Scott McTominay dopo appena due minuti – ha infilato la quarta vittoria consecutiva portandosi a quota 62. Eppure, il dato numerico stride con la percezione del momento. L’allenatore Edoardo Reja, conoscitore profondo della piazza partenopea, ha sottolineato come il pareggio di Firenze rappresenti un chiaro segnale che il campionato non è più blindato: "Il pareggio di Firenze ti dice che il campionato non è chiuso. Che Milan e Napoli non hanno mollato". L’eliminazione dalla Champions League, unita a un calendario che nelle prossime settimane offrirà agli uomini di Chivu insidie non indifferenti, ha prosciugato le riserve emotive di una rosa apparsa ultimamente spenta e consumata.

Le difficoltà nel dettaglio e il peso delle assenze

Ad aggravare la situazione concorre la condizione di alcuni interpreti fondamentali. Marcus Thuram, ad esempio, appare in netto calo rispetto ai picchi mostrati nella prima parte della stagione: la sua prestazione contro la Fiorentina è stata giudicata tra le più deludenti, con una partecipazione al gioco che è andata scemando minuto dopo minuto. Dall’altra parte, a fronte di un attacco che fatica a pungere, la retroguardia mostra segnali di fragilità inediti. Sul fronte opposto, Milan e Napoli hanno invece mostrato di saper gestire le difficoltà, approfittando con cinismo dei passi falsi della capolista. Il Napoli in particolare, con il successo dell’Unipol Domus, ha dimostrato di avere ritrovato quella solidità che sembrava perduta, capitalizzando al meglio l’unica occasione nitida della partita grazie alla freddezza dello scozzese McTominay.

Il dato statistico e l’analisi di una frenata

Se si allarga lo sguardo oltre l’ultimo mese, il quadro che emerge è quello di una squadra in affanno fisico e mentale. L’ultima vittoria in campionato risale al 28 febbraio, quando l’Inter superò il Genoa per 2. Da allora, la squadra ha raccolto solo due pareggi (con Atalanta e Fiorentina) e una sconfitta (nel derby), un trend che ha progressivamente assottigliato il margine sulle avversarie. Le critiche si sono concentrate non solo sui risultati, ma anche sulle prestazioni: l’Inter appare poco cattiva agonisticamente, lenta nel fraseggio e vulnerabile alle ripartenze avversarie. E se la matematica continua a sorridere ai nerazzurri, il campo racconta invece una realtà diversa, fatta di giocate estemporanee, mancanza di idee e una fragilità difensiva che la squadra di Chivu dovrà risolvere in fretta, se non vorrà vedere vanificato il lavoro di un’intera stagione.

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