Il mistero dei fondi di Andrea e Sarah Ferguson e la scomparsa della duchessa
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Redazione Esteri
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La tempesta giudiziaria che si è abbattuta su Andrew Mountbatten-Windsor, fratello di re Carlo III e da tempo ormai privato dei suoi titoli e dei doveri reali, ha riportato prepotentemente sotto i riflettori non solo le sue frequentazioni con il defunto finanziere Jeffrey Epstein, ma anche un quesito che da anni aleggia sulla sua figura e su quella dell’ex moglie Sarah Ferguson: da dove provenivano le ingenti risorse economiche che hanno finanziato per decenni uno stile di vita sfarzoso, fatto di chalet sulle Alpi svizzere, voli privati, auto di lusso e costose ristrutturazioni? L’arresto del principe, avvenuto giovedì 19 febbraio nella sua residenza temporanea di Wood Farm a Sandringham nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, e la successione di perquisizioni – che dalla Royal Lodge nel Berkshire si sono spostate fino all’abitazione in cui attualmente soggiorna – hanno riaperto il vaso di Pandora dei cosiddetti “Epstein files”. Quei 3,5 milioni di documenti, desecretati dal dipartimento della Giustizia americano lo scorso 30 gennaio, dipingono il ritratto di un uomo che, sfruttando il proprio rango e i contatti derivanti dal suo ruolo di rappresentante speciale per il commercio internazionale, avrebbe messo a disposizione di Epstein informazioni confidenziali, in quello che appare come un chiaro scambio di favori volto a monetizzare la propria posizione.
Un tenore di vita incompatibile con le fonti ufficiali di reddito
Ciò che rende l’intera vicenda ancora più opaca è la sproporzione, ormai palese, tra le entrate ufficialmente documentabili di Mountbatten-Windsor e le spese faraoniche che ha potuto sostenere. Dopo aver lasciato i ranghi dei reali “lavoratori” nel 2019, a seguito del disastroso colloquio con la BBC, le sue fonti di reddito si sono progressivamente assottigliate. La regina Elisabetta, stando a quanto ricostruito dalla stampa britannica, aveva continuato a elargirgli un assegno annuale di circa un milione di sterline, un flusso che il fratello Carlo ha però interrotto una volta salito al trono, spingendolo anche a lasciare la lussuosa Royal Lodge, dove viveva con Sarah Ferguson. Oggi, l’unica entrata certa e pubblica di Andrea sarebbe rappresentata dalla pensione militare maturata durante gli anni nella Royal Navy, una somma che si aggira attorno alle ventimila sterline annue, una cifra del tutto irrisoria se paragonata ai costi di mantenimento delle proprietà, ai viaggi e alla difesa legale che lo attende, e che si preannuncia milionaria -1-6. La domanda, quindi, sorge spontanea: come ha potuto, nel corso degli anni, acquistare e gestire uno chalet a Verbier, viaggiare su jet privati e collezionare auto di lusso se non attingendo a fondi extra, la cui origine è al centro delle attuali indagini?
Il ruolo di Sarah Ferguson e il silenzio degli Emirati
Parallelamente alle sorti giudiziarie di Andrea, un alone di mistero avvolge da settimane la figura di Sarah Ferguson, la duchessa di York che, nonostante il divorzio risalente al 1996, non aveva mai smesso di condividere con l’ex marito la vita pubblica e, fino a poche settimane fa, la residenza. La sua scomparsa dalla scena mediatica, iniziata ben prima dell’arresto di Mountbatten-Windsor, ha alimentato le più disparate ipotesi. L’ultima apparizione pubblica della coppia unita risale allo scorso 16 settembre, quando parteciparono ai funerali della duchessa Katharine di Kent. Da allora, più nulla. Le voci, rilanciate da diversi organi di stampa internazionali, la danno in una sorta di auto-esilio volontario, lontana dal Regno Unito e dal clima incandescente creatosi attorno alla vicenda Epstein. Alcune fonti la collocano in un paese del Golfo, forse Dubai o il Qatar, dove avrebbe cercato rifugio e, stando a qualche indiscrezione, nuove opportunità lavorative, contando anche sulla presenza in quella regione della figlia Eugenie, impegnata in veste professionale per una galleria d’arte -3-4. La scelta di allontanarsi, di restare fuori dal cono di luce dei riflettori, appare ai più come una strategia difensiva per evitare di dover rispondere delle sue stesse, imbarazzanti, comunicazioni con il finanziere pedofilo.
Le carte giudiziarie e i legami finanziari con Epstein
Perché l’attenzione degli investigatori e dei cronisti non si è concentrata solo sul principe, ma lambisce in modo pericoloso anche l’ex duchessa. Le email contenute nei fascicoli americani, infatti, dipingono un rapporto di profonda familiarità e dipendenza, anche economica, di Sarah Ferguson nei confronti di Jeffrey Epstein. Non si tratta solo delle ammissioni pubbliche di aver commesso un “errore di giudizio” frequentandolo, ma di una corrispondenza privata che svela una dinamica ben più complessa e preoccupante. In una delle missive, risalente al gennaio 2010, l’ex moglie di Andrea arriva a scrivere a Epstein definendolo “il fratello che ho sempre cercato”, dichiarandosi “al suo servizio” e aggiungendo, quasi per scherzo, “sposami” -9. In un altro scambio, diventato celebre per la sua gravità, Sarah Ferguson supplica apertamente il finanziere di trovale un lavoro presso una delle sue residenze, ammettendo di avere un “disperato bisogno di denaro” -4. Queste rivelazioni, contenute in documenti ufficiali, gettano un’ombra lunga non solo sul suo passato, ma anche sul presente, contribuendo a spiegare le ragioni di una così prolungata e guardinga assenza dalla scena pubblica. A ciò si aggiunge la recente notizia, riportata da testate come People, della richiesta di cancellazione dal registro delle imprese di ben sei società riconducibili alla duchessa, tra cui “Fergie’s Farm” e “La Luna Investments”, un ulteriore segnale di uno sfoltimento degli interessi commerciali in un momento di chiara tempesta reputazionale -3-4. La sensazione è che l’onda lunga dello scandalo Epstein, dopo aver travolto Andrea, stia ora risucchiando anche chi gli è sempre stato accanto, tra continui salti geografici e silenzi carichi di significato.




