Camila Raznovich, dal successo in tv ai tabù sul palco: «La mia carriera è un bluff»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A più di due decenni dalla trasmissione che l'ha resa un volto noto della televisione, Camila Raznovich torna a parlare di sesso, ma stavolta lo fa sul palcoscenico del Teatro Lirico di Milano con uno spettacolo-evento battezzato "Lovelive", che riecheggia volutamente il titolo del programma cult "Loveline". Ad accompagnarla in questa nuova avventura, che segna un ritorno alle origini tematiche ma in un formato completamente diverso, è Maurizio Bini, una voce autorevole in ambito di ginecologia e sessuologia. La conduttrice, la cui dialettica è un fiume in piena, descrive il proprio modo di comunicare come un arabesco, un percorso non lineare dove si aprono continuamente parentesi di ogni tipo, le quali, sebbene creino un momentaneo caos, vengono poi sistematicamente richiuse con un ritorno al punto di partenza, il tutto condito da una vena di ironia che lei stessa definisce caratteristica di un pensiero "uterino", capace di muoversi su più piani simultaneamente.

Una vita tra gli eccessi e la ricerca

Il racconto della sua esistenza, che oggi tocca il mezzo secolo, dipinge un quadro costellato di esperienze diametralmente opposte, le quali spaziano dall'infanzia trascorsa in una comune hippie in India, sotto l'egida del controverso maestro spirituale Osho, fino alla rigida educazione ricevuta tra i banchi del liceo classico Beccaria nella metropoli meneghina. Un percorso di vita movimentato, che ha trovato una sua prima, decisiva, svolta professionale a soli diciannove anni con un provino per Mtv, il quale ha spalancato le porte del mondo mediatico. È lei stessa, con una punta di disincanto, a definire la propria lunga carriera, trentennale, come un "bluff" iniziato per caso e incredibilmente prolungatosi nel tempo, un'affermazione che stride volutamente con il successo pubblico ottenuto.

I tre grandi tabù da abbattere

Sul palco, così come nelle interviste, Camila Raznovich non usa giri di parole e indica senza remore quelli che considera i tre argomenti più spinosi e imbarazzanti nel discorso pubblico sul sesso. Al primo posto colloca la masturbazione femminile, ancora oggi spesso associata, a suo dire, a patologie o devianze, piuttosto che riconosciuta come una normale espressione della sessualità. Segue l'omosessualità maschile, la quale continua a essere oggetto di pregiudizi radicati, mentre quella femminile viene frequentemente banalizzata e sminuita, considerata una mera fase passeggera di affetto tra amiche. Il terzo tabù riguarda il piacere in sé, un concetto che ritiene sia necessario insegnare ai sedicenni, affermando che l'obiettivo del fare l'amore dovrebbe essere proprio il godimento, e collegando l'attuale carenza di educazione sentimentale a fenomeni di violenza.

Confessioni personali e un passato difficile

In un intreccio tra aneddoti personali e riflessioni pubbliche, l'artista rievoca anche momenti bui della propria biografia, riferendo, senza scendere in dettagli espliciti, di aver subito molestie all'età di otto anni da parte di un uomo. In un rapido cambio di scenario temporale, ricorda poi gli anni del successo televisivo, quando, ventenne, poteva contare su uno stipendio mensile di diecimila euro e sul lusso di un autista personale, un periodo di agio economico che contrasta fortemente con la sua attuale definizione della carriera come un colpo di fortuna.

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