La versione della bottiglia non regge, il padre del tifoso juventino ferito: «Mio figlio ha la calotta cranica frantumata»
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Redazione Sport
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«Trovo francamente ridicola la versione della bottiglia di vetro, che non crea un danno di questo tipo. Lui ha la calotta cranica frantumata in più pezzi, quindi l'impatto è stato devastante». Pierluigi Basoccu, padre di Marco, il tifoso della Juventus di 36 anni ricoverato in terapia intensiva alle Molinette di Torino in seguito agli scontri che hanno preceduto il derby della Mole, non usa mezzi termini nel respingere le prime ipotesi investigative circolate nelle ore successive al ferimento.
L'uomo, commercialista milanese ma originario del Piemonte, è stato colpito alla parte anteriore destra del cranio mentre si trovava all'ingresso del settore ospiti dello stadio Olimpico, e da domenica sera è sottoposto a osservazione dopo un delicato intervento neurochirurgico per ridurre un vasto ematoma.
La Procura di Torino, che ha aperto un fascicolo per lesioni gravi affidato al pm Paolo Scafi, sta vagliando tutte le ipotesi, compresa quella – ritenuta dai sanitari compatibile con le ferite riportate – di una bottiglia di vetro lanciata durante i tafferugli, ma il racconto dei testimoni oculari spinge il padre a chiedere chiarezza. «Ho le testimonianze di 200 ragazzi del gruppo Viking Milano, rimasti con noi fino alle due di domenica – ha raccontato ancora Basoccu senior al quotidiano Repubblica –. Tutta gente con la passione per la Juve, che non va in giro a fare casino e collabora sempre con le forze dell'ordine.
Domenica erano fuori dallo stadio, in attesa di essere controllati, e sono stati assaliti da un manipolo di pseudo-tifosi del Toro».
La dinamica secondo i testimoni: «Un lacrimogeno ad altezza uomo»
Secondo quanto riferito dal padre, che ha ascoltato direttamente i ragazzi presenti accanto al figlio al momento dell'impatto, la polizia avrebbe risposto ai lanci di oggetti da parte di alcuni sostenitori granata con un lancio di lacrimogeni, e uno di questi – sparato ad altezza uomo – avrebbe centrato in pieno Marco Basoccu.
«Il ragazzo di fianco ha sentito un gran botto e ha visto Marco cadere a faccia in giù in un lago di sangue, come un tronco abbattuto da un fulmine», ha aggiunto Pierluigi Basoccu, sottolineando come le modalità descritte siano incompatibili con l'impatto di una comune bottiglia, che al massimo provocherebbe un taglio profondo ma non una frantumazione della calotta cranica.
Dalla questura di Torino, tuttavia, fanno sapere che le immagini delle telecamere di videosorveglianza risultano «disturbate dal fumo dei lacrimogeni», e che pertanto non è stato ancora possibile stabilire con certezza la natura dell'oggetto che ha colpito il 36enne. Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla magistratura, si stanno concentrando proprio su quei fotogrammi, dove si vedrebbe il tifoso intento a varcare i cancelli dello stadio prima di accasciarsi al suolo dopo aver percorso alcuni metri all'interno dell'impianto.
Bilancio degli arresti e dei Daspo: otto ultras juventini in manette
Il conto dei disordini, che hanno portato al rinvio del calcio d'inizio del derby rispetto alle altre gare della domenica pomeriggio, è pesante. Otto tifosi della Juventus sono stati arrestati – tre in flagranza e cinque in flagranza differita grazie all'analisi delle immagini registrate da un drone – con le accuse, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, lancio di materiale pericoloso e possesso di artifizi pirotecnici durante manifestazioni sportive.
Il questore di Torino ha inoltre emesso undici Daspo (divieti di accesso alle manifestazioni sportive), mentre il bilancio conta anche sei agenti delle forze dell'ordine rimasti contusi nel corso degli scontri, avvenuti a poche centinaia di metri dallo stadio Olimpico, nel quartiere di Santa Rita.
La procura, nelle prossime ore, proseguirà nell'analisi delle telecamere di sorveglianza e nella raccolta delle testimonianze per accertare eventuali responsabilità penali anche in relazione alla gravità delle lesioni riportate da Basoccu, la cui prognosi resta al momento riservata.
Abodi: «Non è una pagina di sport, sono delinquenti»
Le parole del ministro dello Sport e dei Giovani, Andrea Abodi, non lasciano spazio a interpretazioni ambigue. Presente allo Stadio Olimpico per un incontro con i ragazzi del Roma Club Gerusalemme, Abodi ha definito quanto accaduto a Torino «scenari raccapriccianti», aggiungendo con fermezza: «Non è una pagina di sport, al di là del fatto che qualcuno pensi di portare avanti una causa sportiva, io credo che si confrontino dei delinquenti che nulla hanno a che vedere con il calcio».
Il ministro ha poi richiamato l'attenzione sulla necessità di tracciare un «discrimine netto» tra chi frequenta gli stadi per tifare e chi utilizza la partita come pretesto per scontrarsi in piazza, aggredendo peraltro le forze dell'ordine. Sulla stessa linea il presidente della Lega di Serie A, Ezio Maria Simonelli, che ai microfoni di Radio Anch'io Sport ha parlato di «surreale» il fatto che «una minoranza di tifosi possa decidere se una partita debba proseguire oppure no».
Simonelli, che guida la Lega da circa un anno e mezzo, ha aggiunto un passaggio critico nei confronti della sudditanza psicologica che, a suo dire, i club e i calciatori mostrano ancora nei confronti delle curve: «Sarebbe ora di piantarla con il costante inchino che le squadre fanno agli ultras. Che di uno stadio sono solo uno spicchio».




