Liliana Segre, l’Ue sia all'altezza: non solo mercato ma democrazie coraggiose
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Redazione Interno
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Nel Giorno della Memoria, che ricorda la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ha indicato nell'Unione Europea la speranza per il futuro, affinché non sia più soltanto uno spazio economico ma si trasformi in un soggetto politico coeso. "In questo momento critico abbiamo una speranza: si chiama Europa", ha dichiarato Segre, la quale, partecipando all'incontro con gli studenti al Quirinale organizzato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha sottolineato come l'Ue debba "dimostrarsi all'altezza delle sfide che ha davanti, non limitandosi a essere uno spazio di monete e di mercato". La sua visione, che attribuisce al progetto continentale un valore etico e civile prima ancora che finanziario, punta a una "comunità di democrazie orgogliosa e coraggiosa, capace di difendersi e di far avanzare insieme sviluppo e giustizia".
Il dibattito sul presente e il rischio di sovrapposizioni
Durante il confronto, alcuni giovani hanno chiesto alla senatrice se, in una data così simbolica, si possa legittimamente parlare anche dell'attuale conflitto a Gaza, questione che ha acceso un acceso dibattito pubblico. La risposta di Segre, netta e ponderata, ha evitato qualsiasi semplificazione: "Il valore universale degli insegnamenti che derivano dalla Shoah ci porta a riflettere sempre sulle tragedie e i crimini che ancora dilagano nel mondo". Ha quindi precisato che "si può, e si deve, parlare di Gaza, di Iran, di Ucraina, del Venezuela, del Sudan e di tutto ciò che offende l'umanità", richiamando alla responsabilità di ciascuno di fronte alle crisi globali. Tuttavia, ha messo in guardia dal pericolo di strumentalizzazione, affermando che il 27 gennaio va ricordato nella sua specificità storica, senza che la memoria della persecuzione nazifascista degli ebrei venga "sovrapposta" o utilizzata polemicamente in merito ad altre situazioni.
La posizione degli storici: ripensare, non abolire
Sulla necessità di un'evoluzione nel modo di commemorare si è espresso anche lo storico dell'ebraismo Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Centro di documentazione ebraica Contemporanea. Pur concordando sul fatto che il Giorno della Memoria non vada abolito, ne ha sostenuto un ripensamento, affinché mantenga la sua efficacia e il suo significato profondo in un contesto sociale e culturale in trasformazione. Luzzatto Voghera, autore di saggi fondamentali per decifrare le nuove forme di antisemitismo, osserva come i pregiudizi contro gli ebrei persistano, adattandosi, anche nelle democrazie contemporanee, richiedendo dunque una vigilanza costante e una memoria attiva, non meramente rituale.
Il monito etico oltre la commemorazione




