Pd e alleati a Ventotene, ma Schlein non ci sarà

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Pd, insieme ai suoi alleati, si prepara a rendere omaggio a Ventotene, l’isola che durante il regime fascista ospitò i confinati politici, tra cui Altiero Spinelli, autore del celebre Manifesto per un’Europa libera e unita. Un documento che, negli ultimi giorni, è finito al centro di un acceso dibattito politico dopo le critiche mosse dalla premier Giorgia Meloni in Parlamento. Tuttavia, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, non parteciperà all’evento, a causa di un’agenda già fitta di impegni nel weekend.

La mobilitazione, organizzata dal deputato Roberto Morassut, vedrà la presenza di esponenti del Pd, di Avs, Italia Viva e una delegazione di Più Europa. Un’occasione per riaffermare l’importanza del Manifesto di Spinelli, considerato uno dei pilastri del pensiero federalista europeo, ma anche per rispondere alle provocazioni della destra. Fratelli d’Italia, attraverso i suoi canali social, ha ironizzato sull’iniziativa, definendola una “scampagnata” e chiedendo se ci saranno “ostriche e champagne”.

La cerimonia prevede un corteo fino al cimitero di Ventotene, dove i partecipanti si fermeranno in raccoglimento davanti alla tomba di Spinelli. Seguirà una breve cerimonia nella piazza dell’isola, di fronte alla libreria che distribuisce il Manifesto, con la lettura di alcuni stralci significativi. Un gesto simbolico, che vuole contrapporsi alle interpretazioni del documento offerte da Meloni in Aula.

Mentre il centrosinistra si ricompatta quasi interamente, alcune assenze si fanno notare. Oltre a Schlein, non ci saranno né Giuseppe ConteCarlo Calenda, che ha preferito prendere le distanze dall’iniziativa. Anche i 5 Stelle hanno deciso di non partecipare, lasciando che il Pd e i suoi alleati più stretti guidino l’evento.

L’uscita di Meloni alla Camera, che ha definito il Manifesto di Ventotene un testo “superato”, sembra far parte di una più ampia strategia mediatica volta a ridisegnare i confini del dibattito culturale e politico. Una mossa che, secondo molti osservatori, mira a consolidare l’egemonia culturale della destra, mettendo in discussione i simboli storici della sinistra e del pensiero europeista

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