Garlasco, 18 anni di mistero che non contempla vuoti
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Redazione Interno
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A distanza di 18 anni, il delitto di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, continua a sollevare interrogativi e a riaprire ferite mai del tutto rimarginate. Un caso che, nonostante il tempo trascorso, rimane avvolto in un intricato giallo giudiziario, tra colpevoli condannati, testimonianze discusse, indagini controverse e prove che, per molti versi, non hanno mai trovato una piena conferma. La vicenda, che ha segnato profondamente la piccola cittadina in provincia di Pavia, torna oggi sotto i riflettori con nuove indagini e vecchie domande che riemergono, come macchie indelebili su una tela già complessa.
Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio, ma il processo non ha mai chiuso del tutto il cerchio. Le perizie sul Dna, su cui si è basata gran parte dell’accusa, sono state oggetto di critiche e ripensamenti. Giampietro Lago, generale dei Ris di Parma per 15 anni e consulente della Procura durante il processo d’Appello-Bis, ha recentemente dichiarato che il materiale genetico analizzato all’epoca era “parziale e di scarsa qualità”. Una valutazione che, sebbene non metta in discussione la sentenza, getta un’ombra sulle indagini condotte allora. “Oggi non vedo tracce nuove”, ha aggiunto Lago, lasciando intendere che, con le tecnologie attuali, forse si sarebbe potuto fare di più.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la figura di Andrea Sempio, amico del fratello minore di Chiara, Marco Poggi, recentemente indagato per concorso nell’omicidio. Sempio, intervenuto nel programma Chi l’ha visto?, ha ribadito con fermezza la propria innocenza: “Io non c’entro nulla, lascio lavorare le autorità e sono certo che andrà tutto bene”. Pur riconoscendo di essere ancora in contatto con Marco, ha sottolineato di non aver mai avuto dubbi sulla fiducia della famiglia Poggi nei suoi confronti. Tuttavia, la riapertura del caso lo ha riportato al centro dell’attenzione, alimentando nuove speculazioni su possibili retroscena mai del tutto chiariti.
Le indagini originali, già al tempo considerate farraginose, sono state più volte criticate per aver trascurato piste alternative e per non aver approfondito adeguatamente alcuni indizi. Tra questi, le testimonianze di chi, nei giorni precedenti al delitto, aveva notato comportamenti insoliti nei pressi della casa della vittima. Elementi che, sebbene non abbiano mai trovato spazio nelle aule di tribunale, continuano a sollevare dubbi sulla ricostruzione ufficiale dei fatti.




