Garlasco, il caso Poggi: nuove prove e vecchi dubbi
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Redazione Interno
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«Per chi conosce bene la vicenda processuale, è impossibile avere dubbi: Alberto Stasi è l’unico responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi». A parlare è Francesco Compagna, avvocato penalista che rappresenta Marco Poggi, fratello della vittima, dal primo giudizio di Cassazione. Gli Ermellini, infatti, hanno annullato le due precedenti assoluzioni di Stasi, riaprendo un caso che continua a far discutere. Marco Poggi, secondo quanto riferito dal suo legale, si mostra sereno ma allo stesso tempo incredulo di fronte agli sviluppi giudiziari che stanno ridisegnando il quadro processuale.
Il delitto di Garlasco, risalente al 2007, torna sotto i riflettori non solo per le nuove analisi sul Dna, ma anche per i dettagli che emergono dalle indagini. Tra questi, il ruolo di Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, finito nel mirino degli inquirenti. Sempio, che frequentava spesso la casa dei Poggi, è al centro di un’analisi approfondita delle tracce biologiche trovate sulle unghie e sulle dita di Chiara. Tracce che, secondo i consulenti, potrebbero essere state lasciate attraverso un contatto «mediato» con la tastiera del computer, utilizzato dal giovane per giocare ai videogiochi con Marco. Un dettaglio che, se confermato, potrebbe aggiungere un tassello significativo al puzzle investigativo.
Francesco De Stefano, perito nel processo d’appello bis che portò alla condanna di Stasi a 16 anni, ha ricordato come in casi simili – come quello dell’omicidio Rostagno – siano stati ottenuti risultati significativi analizzando oggetti toccati dall’indagato decenni prima. Questo approccio metodologico potrebbe essere decisivo anche per il caso di Garlasco, dove le tracce biologiche sono state oggetto di nuove analisi.
Intanto, un altro elemento di tensione è emerso dalle dichiarazioni di Sempio e di suo padre, che hanno sollevato il sospetto di una possibile «talpa» all’interno dell’inchiesta. Gli inquirenti stanno esaminando con attenzione i verbali delle loro dichiarazioni, alla ricerca di incongruenze o indizi che possano far luce su eventuali fughe di notizie. La domanda che si pongono gli investigatori è se qualcuno abbia potuto suggerire a Sempio dove stavano andando le indagini, alterando così il corso della giustizia.
Le prove contro Stasi, tuttavia, restano solide. Il Dna trovato sulle unghie di Chiara, le impronte insanguinate lasciate dalle scarpe, le celle telefoniche che smentirebbero l’alibi e lo scontrino del parcheggio conservato per un anno sono solo alcuni degli elementi che lo incastrano. A questi si aggiungono le impronte digitali sul dispenser del sapone liquido, dove l’assassino si sarebbe lavato le mani, e i pedali della bicicletta scambiati, dettagli che sembrano inchiodare Stasi alla scena del crimine.
Dall’altra parte, però, ci sono gli indizi che coinvolgono Sempio: l’alibi smentito, il racconto del ritrovamento del corpo, il percorso nella casa del delitto senza macchiarsi di sangue e, soprattutto, il Dna maschile trovato sulle unghie di Chiara. Un quadro complesso, che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire con precisione, analizzando ogni dettaglio per evitare che ombre e dubbi possano offuscare la verità.




