Garlasco, le illazioni sul caso Chiara Poggi e la rabbia delle famiglie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di diciotto anni dal delitto di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, le indagini tornano a far discutere, mentre le famiglie coinvolte reagiscono con sdegno alle nuove ipotesi emerse in alcune trasmissioni televisive. Cristina Tosi, amica e collega della vittima, ha smontato le illazioni nate attorno a una mail in cui si accennava a presunti "intrallazzi", definendole «un romanzo sul nulla». «Nelle sue mail non ci sono misteri», ha aggiunto, sottolineando come quel frammento di corrispondenza sia stato strumentalizzato per alimentare teorie prive di fondamento.

La famiglia Poggi, rappresentata dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, ha denunciato con fermezza le speculazioni che vorrebbero dipingere Chiara coinvolta in relazioni extraconiugali. «Si fanno illazioni su mia figlia, che non può difendersi», ha dichiarato il padre, mentre i legali minacciano azioni legali contro chi diffonda «ipotesi infondate». Anche la famiglia Cappa, attraverso il proprio difensore Massimo Lovati, ha bollato come «fumo negli occhi» le accuse rivolte ad Andrea Sempio, amico di Marco Poggi e nuovo soggetto indagato.

Sul banco degli imputati, nonostante la condanna definitiva della Cassazione nel 2015, resta Alberto Stasi, che sconta una pena di 16 anni. Tizzoni ha tuttavia espresso preoccupazione per il rischio che il caso si trascini ancora: «Tra dieci anni potremmo ritrovarci a cercare l’Ignoto 7, 8 o 9», ha osservato, chiedendo alla Procura di Pavia di eseguire accertamenti definitivi, incluso un «Dna a tappeto», per chiudere una vicenda giudiziaria già segnata da sette processi falliti.

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