Garlasco, i genitori di Chiara Poggi: "Basta con le illazioni, nostra figlia non può difendersi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A quasi diciotto anni dal delitto che sconvolse Garlasco, i genitori di Chiara Poggi hanno rotto il silenzio con parole cariche di rabbia e dolore. «Siamo disgustati», ha dichiarato Rita Preda, la madre della ventiseenne uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione, rivolgendosi a Tgcom24. «Come si fa a gettare fango su una ragazza senza pensare a come è stata uccisa?». Un grido straziante, quello di una famiglia che non tollera più le «ricostruzioni fantasiose» emerse in questi mesi, mentre la Procura di Pavia ha riaperto le indagini sull’omicidio.

Giuseppe Poggi, il padre, ha aggiunto con fermezza: «A fare le indagini deve essere la magistratura, non chi ne discute in tv trasformandole in teoremi». Un riferimento chiaro alle speculazioni che, secondo loro, stanno insinuando dubbi sulla vita privata di Chiara, ormai impossibilitata a difendersi. «La sua vita era già stata scandagliata e non avevano trovato niente. Perché continuare adesso?», ha chiesto la madre, ricordando che la vicenda giudiziaria si era conclusa con la condanna in via definitiva a sedici anni per Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima.

Ora, però, le indagini si sono riaccese su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, accusato di concorso in omicidio. Un nuovo sviluppo che ha riportato la tragedia sotto i riflettori, scatenando un’ondata di illazioni mediatiche. «È vergognoso e squallido», hanno denunciato i genitori a Pomeriggio Cinque, sottolineando come i media stiano alimentando narrazioni distorte. «Non si può continuare a fare illazioni su mia figlia che non c’è più», ha ribadito Rita Preda, mentre il marito ha tuonato: «Ora basta».

Quello che emerge dalle loro parole è una sofferenza resa ancora più acuta dalla sensazione che la memoria di Chiara venga violata. Senza entrare nei dettagli delle nuove indagini – che restano appannaggio degli inquirenti – i Poggi hanno voluto chiudere ogni spazio a ipotesi prive di fondamento. «Siamo stati bravi fino ad adesso, ma ora non lo saremo più», hanno avvertito, lasciando intendere che non resteranno in silenzio di fronte a ciò che considerano un’ulteriore ingiustizia.

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