Garlasco, procura e famiglia Poggi contro le illazioni: "Basta fango sul caso Chiara"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura generale di Milano e i familiari di Chiara Poggi hanno rotto il silenzio con toni durissimi, reagendo alle ultime speculazioni mediatiche che continuano a riaprire ferite mai rimarginate. A scatenare la reazione, un nuovo servizio della trasmissione Le Iene, in cui Alessandro De Giuseppe ha riproposto vecchi contributi, tra cui un’intervista a un presunto testimone – poi rivelatosi inattendibile e oggi scomparso – le cui dichiarazioni erano già state smentite anni fa.

«Dna a tappeto, o ci ritroveremo qui tra dieci anni. Io, intanto, vorrei andare in pensione», ha ironizzato amaramente Gian Luigi Garlasco, legale della famiglia Poggi, sottolineando l’esasperazione per un caso che, nonostante una sentenza definitiva della Cassazione nel 2015, torna periodicamente alla ribalta. La condanna a 16 anni per Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara all’epoca dei fatti, è stata confermata dopo otto anni di processi e sette tentativi di revisione falliti. Tuttavia, le indagini si sono recentemente concentrate su Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima, indicato da alcuni come possibile responsabile.

Rita Preda, madre di Chiara, ha scelto di rompere il riserbo dopo aver ascoltato in televisione teorie «vergognose», come le ha definite, che arrivano persino a coinvolgere suo figlio. «Avevamo deciso di non parlare più – ha confessato –, ma certe parole mi hanno privato del sonno. Stavolta non potevo restare in silenzio». La donna, come il resto della famiglia, è stanca di un incubo mediatico che, a 18 anni dall’omicidio, trasforma il lutto in una macchina per illazioni.

Anche Pomeriggio Cinque è tornato sul caso, riportando le parole dei genitori di Chiara durante un’intervista a Davide Loreti. «È tutto vergognoso», hanno ripetuto, riferendosi alle ipotesi che vorrebbero legare la morte della figlia a un presunto scandalo del Santuario della Bozzola, teoria priva di riscontri oggettivi. La procura di Pavia, dal canto suo, ribadisce che ogni accertamento sarà valutato, ma senza mettere in discussione una sentenza ormai definitiva, frutto di un iter giudiziario lungo e complesso.

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