Mattarella concede la grazia alla Minetti, l’ex igienista dentale del Cavaliere non andrà in carcere
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Redazione Interno
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Non si placa, a dire il vero, il polverone mediatico che si è sollevato intorno alla firma apposta dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in calce al decreto di grazia per Nicole Minetti; un’attenzione che, per quanto intensa, fatica però a scalfire la natura tecnica e umanitaria del provvedimento. L’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, quella stessa donna che da una poltrona in Regione Lombardia finì per impersonare l’intreccio più sfacciato tra politica e jet set, ha visto cancellare una pena cumulativa di tre anni e undici mesi. I reati contestati – e ormai definitivi – erano pesanti: peculato per la vicenda dei fondi dei gruppi al Pirellone, nonché induzione alla prostituzione nel celeberrimo filone noto come “Ruby ter” o “Ruby bis”. Secondo le fonti ufficiali del Quirinale, la molla che ha fatto scattare la clemenza presidenziale non è legata a chissà quale favore politico, bensì a una condizione oggettiva e dolorosa: la necessità di assistere un minore, stretto familiare, affetto da gravi patologie che richiedono cure altamente specializzate.
Il parere favorevole della procura e la nota del Colle
L’atto di clemenza, è bene ribadirlo, non è scaturito da un’intuizione solitaria del Capo dello Stato, ma ha seguito un iter preciso scandito da pareri obbligatori e, in questo caso, positivi. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha dato il suo assenso, così come la stessa procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, la quale – contrariamente a chi ha voluto leggere scorciatoie – ha firmato un parere approfondito che ha convinto gli uffici competenti. Dal Colle, con una nota ufficiale, hanno tenuto a precisare che la concessione “si è fondata sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore”; una precisazione, questa, resa necessaria per arginare le prime polemiche, sebbene la normativa sulla tutela dei dati sensibili impedisca di rivelare la natura esatta della patologia o il grado specifico di parentela. La Minetti, va ricordato, si era vista infliggere la condanna definitiva ormai da tempo: un anno e un mese per il peculato si sommavano ai due anni e dieci mesi per l’induzione alla prostituzione, maturata nel contesto delle cosiddette “cene eleganti” di Arcore.
Il silenzio e la nuova vita tra volontariato e assistenza
A leggere la cronaca di quei tempi, sembra passata un’era geologica: Nicole Minetti, classe 1985, irruppe sulla scena pubblica come una meteora, approfittando della ribalta garantitale dall’allora premier. Oggi, quella donna è sostanzialmente scomparsa dai radar del gossip e della politica attiva; si è trasferita all’estero, in Sud America per la precisione, dove ha costruito una nuova esistenza lontana dai riflettori. I suoi legali, nel prendere atto della grazia, hanno parlato espressamente di “straordinari profili umanitari”, sottolineando come il provvedimento fosse necessario per evitare conseguenze sproporzionate sulla vita di un terzo innocente – quel minore che necessita di cure. Le stesse difese hanno aggiunto un dettaglio non secondario per inquadrarne la personalità attuale: dal 2024, la Minetti svolge attività di volontariato, collaborando con la Caritas e con organizzazioni di supporto ai malati, quasi a voler dimostrare un percorso di rieducazione che, di fatto, ha anticipato la decisione del Tribunale di Sorveglianza.
Un istituto raro che cancella la pena ma non il reato
Sarebbe un errore, tuttavia, credere che la grazia presidenziale rappresenti una sorta di riabilitazione automatica o l’ennesimo salvataggio in extremis per i protagonisti di quella stagione. L’istituto, disciplinato dall’articolo 87 della Costituzione, non cancella la macchia del reato né il giudizio di responsabilità penale emesso dalla Cassazione; essa interviene esclusivamente sulla pena accessoria, estinguendola in tutto o in parte. Nello specifico, la Minetti non dovrà varcare la soglia di un carcere né scontare gli affidamenti ai servizi sociali che erano stati ipotizzati in una precedente udienza (fissata per dicembre 2025, poi superata dalla richiesta di clemenza). I dati diffusi dallo stesso Quirinale aiutano a contestualizzare la rarità del gesto: nel secondo mandato di Mattarella, iniziato nel gennaio 2022, le grazie concesse sono state soltanto 36, a fronte di oltre 1.700 richieste esaminate, molte delle quali rigettate o archiviate. Un numero, questo, che restituisce la misura di una scelta meditata, pesata su criteri oggettivi – come l’assistenza a un malato – piuttosto che su facili favoritismi.




