La stampa internazionale assegna a Giorgia Meloni il ruolo di regista nel vertice Ue
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Redazione Interno
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Oltrepassando, come era ampiamente prevedibile, i confini nazionali, la notizia della convergenza raggiunta dal Consiglio europeo sulle posizioni espresse dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha conquistato le prime pagine dei principali quotidiani stranieri. Essi, in queste ore, riconoscono alla leader di Fratelli d’Italia una funzione decisiva, quella di un “kingmaker” che ha saputo orientare gli esiti del negoziato sia sul delicato dossier del trattato con il Mercosur che riguardo alle questioni sollevate dal conflitto in Ucraina. Alcuni tra i più autorevoli commentatori politici hanno descritto una figura capace di attendere strategicamente il momento propizio per svelare le proprie carte, facendo così pendere l’ago della bilancia verso soluzioni di compromesso che riflettono, in ultima analisi, le preferenze e gli interessi del governo italiano. Questo successo diplomatico, del resto, giunge in un contesto internazionale particolarmente volatile, caratterizzato da una guerra che infiamma il cuore dell’Europa e da un riallineamento delle alleanze atlantiche, considerato che Donald Trump è di nuovo il presidente degli Stati Uniti.
Il quadro strategico e le voci dal parlamento
Il tavolo della difesa europea si presenta infatti estremamente composito, un groviglio di fili dove si intrecciano il progressivo disimpegno americano, i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, l’ascesa sempre più incisiva della Cina e l’ambizione, spesso dichiarata ma di difficile realizzazione, di Bruxelles di costruire una vera autonomia strategica. In questo scenario, come ha osservato il capo dello Stato in un recente incontro con le Alte cariche, la difesa comune “non è cosa popolare ma necessaria”, un principio che sembra trovare riscontro nell’azione condotta dall’esecutivo. D’altronde, come ha sottolineato una nota di Fratelli d’Italia al Senato, è stato ormai riconosciuto “determinante” il ruolo svolto dalla premier, un giudizio che va al di là delle parti politiche e che fotografa un momento di influenza crescente per il paese.
Le analisi sulle minacce alla sicurezza continentale
Proprio sul piano della sicurezza, le valutazioni di esperti e politici non lasciano spazio a facili ottimismi. Giulio Terzi di Sant’Agata, ex ministro degli Esteri e oggi presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea al Senato, ha espresso un monito perentorio, affermando che “la Russia non si fermerà all’Ucraina”. Secondo la sua analisi, ci si trova di fronte a un “mostro aggressivo” le cui modalità operative, segnate da un’“ironia violenta”, richiamerebbero quelle proprie delle organizzazioni criminali più spietate. Una simile minaccia, secondo Terzi, impone all’Europa di superare quella che egli definisce una “debolezza strategica” legata alla mera opzione del riarmo, per concentrarsi piuttosto sulla protezione della propria base economica e industriale, unico vero fondamento di una difesa credibile e duratura.
Prospettive per il ruolo italiano
In questa cornice, la via indicata per l’Italia passa attraverso un rinnovato multilateralismo e la proiezione verso un ruolo di potenza marittima e regionale, obiettivi che sembrano trovare spazio nelle dinamiche negoziali appena concluse a Bruxelles. L’abilità dimostrata dalla premier nel mediare e nell’ottenere convergenze su temi cruciali delinea, agli occhi degli osservatori internazionali, un paese che non subisce più le scelte europee ma che contribuisce in maniera propositiva a plasmarle. Resta il fatto, tuttavia, che il contesto globale continua a evolversi rapidamente, mantenendo alta la posta in gioco per la stabilità del continente e la coesione dei suoi membri, chiamati a scelte sempre più difficili e onerose.




