Borsa, il crollo di Microsoft trascina i mercati e i Bitcoin: cosa succede
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Redazione Economia
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Una seduta estremamente contrastata, quella che ha caratterizzato i mercati finanziari globali il 29 gennaio, ha mostrato ancora una volta quanto i legami transatlantici e i risultati delle big tech possano determinare esiti imprevedibili. Se da un lato, infatti, l'Europa aveva avviato le contrattazioni in terreno positivo, l'apertura in rosso di Wall Street ha finito per trascinare le principali piazze del Vecchio Continente in negativo, in un ribaltamento d'umore che ha cancellato gli ottimismi del mattino. La dinamica, per molti versi emblematica della volatilità corrente, ha avuto il suo epicentro nel crollo del Titolo Microsoft, il quale, assieme al tonfo del colosso tedesco del software Sap – precipitato del 16% dopo la pubblicazione dei conti trimestrali – ha generato un effetto contagio di difficile controllo.
Il contrappeso di Meta e la debolezza europea
A fare da contrappeso alle pressioni al ribasso, si è inserito con forza il balzo di Meta Platforms, in rialzo di oltre il 7%, il cui andamento è stato sostenuto da stime sui ricavi migliori delle attese e da risultati trimestrali solidi. L'azienda di Mark Zuckerberg, che ha archiviato il quarto trimestre con ricavi in crescita del 24% a 59,9 miliardi di dollari, ha annunciato piani di investimento aggressivi, con spese in capitale che potrebbero quasi raddoppiare, passando dai 72 miliardi del 2025 a una forchetta compresa tra 115 e 135 miliardi per il 2026. Tuttavia, questo slancio ottimistico non è bastato a compensare il nervosismo generato dalle performance negative di altri giganti tecnologici, le cui ripercussioni si sono estese anche al settore delle criptovalute, con i Bitcoin che hanno registrato flessioni significative.
Il quadro delle chiusure nelle diverse piazze
Il quadro delle chiusure ha quindi presentato luci e ombre marcate. Milano ha ceduto lo 0,14%, dimostrando una particolare sensibilità alle incertezze d'Oltreoceano, con titoli come Stm che hanno subito pesanti correzioni. Parigi e Amsterdam sono riuscite a limitare i danni, chiudendo poco sopra la parità, mentre Londra ha registrato un modesto rialzo dello 0,1%. Ben diversa è stata la performance di Francoforte, che ha chiuso con un pesante calo del 2,13%, trainata al ribasso proprio dal tracollo di Sap. Madrid, da parte sua, ha concluso la giornata in negativo dello 0,3%. Una forte corrente di vendite nel finale di seduta, amplificata dallo scivolone dell'indice Nasdaq a New York, ha quindi improntato di sé l'intera sessione, consegnando ai mercati europei una chiusura nervosa e sostanzialmente deludente.
Il settore energetico e le materie prime
In uno scenario così frammentato, alcuni settori hanno tuttavia trovato spazio per performance positive, come quello energetico, con titoli quali Saipem che hanno segnato un incremento del 2,38%. Questo andamento ha contrastato con la debolezza mostrata da altri asset rifugio tradizionali, primo fra tutti l'oro, il cui prezzo ha segnato un calo, confermando come le giornate di alta volatilità tendano a ridisegnare rapidamente le gerarchie tra le diverse classi di investimento. La seduta, nel suo complesso, ha dunque ribadito la centralità delle comunicazioni trimestrali delle major tecnologiche e la loro capacità di influenzare, in un domino talvolta spietato, non solo i listini azionari ma anche asset più speculativi.




