Dichiarazione dei redditi 2026, la precompilata si carica di spese sportive e canoni mentre il fisco vara il quoziente familiare
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Redazione Economia
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L’approssimarsi della finestra utile per la dichiarazione dei redditi, quella che il 30 aprile vedrà l’Agenzia delle Entrate aprire il cassetto fiscale dei contribuenti con il 730 precompilato relativo all’anno d’imposta 2025, porta con sé un’architettura normativa profondamente rimaneggiata; non si tratta, infatti, della consueta manutenzione annuale, bensì di un ripensamento strutturale del rapporto tra cittadino ed erario, dove da un lato l’amministrazione finanziaria prova a riempire quei vuoti informativi — le spese rimaste finora cartacee e dunque invisibili al fisco — mentre dall’altro introduce, per chi guadagna sopra i settantacinquemila euro, il meccanismo del quoziente familiare che ridetermina al ribasso l’ammontare delle spese su cui calcolare il 19 per cento di detrazione -1 -7.
La svolta, certificata dal provvedimento n. 15707 del 15 gennaio scorso che ha dato forma alla Certificazione Unica 2026, risiede nell’alimentazione automatica del modello: per la prima volta confluiranno direttamente nella dichiarazione dati un tempo dispersi, e tra questi figurano i costi sostenuti per le attività sportive dei ragazzi — quelle detraibili al 19 per cento nel limite di spesa di 210 euro — e le prestazioni rese da psicologi e fisioterapisti, purché, ed è questo il passaggio cruciale su cui l’Agenzia delle Entrate non transige, il pagamento sia avvenuto con strumenti tracciabili, escludendo di fatto il contante salvo le eccezioni dei farmaci e delle prestazioni rese dal pubblico -3 -5. L’obiettivo dichiarato, compiere un passo deciso verso la dichiarazione interamente automatica, trasforma dunque il contribuente da compilatore a revisore, sollevandolo dall’onere di ricostruire voci come i canoni di locazione o i lavori edilizi minori, ma richiede in cambio una consapevolezza nuova sulla corrispondenza tra spesa effettiva e dato precompilato.
Scaglioni Irpef e il nuovo corso delle detrazioni per i redditi elevati
Sul fronte dell’imposizione diretta, la struttura dell’Irpef consolida i tre scaglioni voluti dall’esecutivo, con l’aliquota del 33 per cento che si applica ai redditi tra 28.001 e 50.000 euro — due punti in meno rispetto al passato — mentre la soglia del 23 per cento resta fino a 28.000 euro e il 43 per cento riguarda la parte eccedente i 50.000 -9. Parallelamente, e qui la cesura con il passato è netta, per i redditi complessivi superiori a 75.000 euro scatta il ridimensionamento delle detrazioni al 19 per cento, riduzione che avviene applicando un coefficiente familiare all’importo base: questi ultimi sono fissati in 14.000 euro per la fascia tra 75.000 e 100.000 euro, e in 8.000 euro per chi supera i 100.000, e vengono poi moltiplicati per 0,50 in assenza di figli, per 0,70 con un figlio a carico, per 0,85 con due figli e per 1,00 con tre figli o un figlio disabile -7. Ne consegue che un contribuente senza carichi familiari e con un imponibile di 110.000 euro vedrà il proprio plafond di spese detraibili fermarsi a 4.000 euro, una misura che il legislatore ha voluto progressiva ma che di fatto introduce una progressività al contrario nel sistema dei bonus.
La tracciabilità obbligatoria e l’eccezione sanitaria che cambia il rapporto con il fisco
L’efficacia di questa precompilazione potenziata poggia tuttavia su un presupposto metodologico che i contribuenti, abituati per anni a gestire la parcella in contanti, faticano ancora a metabolizzare: senza bonifico, carta di credito o bancomat la detrazione decade, e l’Agenzia delle Entrate, incrociando i dati delle fatture elettroniche con le comunicazioni dei corrispettivi, è oggi in grado di disconoscere l’onere in sede di controllo automatizzato -3. Fanno eccezione, ed è una deroga di non poco conto, le spese sanitarie — quelle sostenute presso strutture pubbliche o per l’acquisto di medicinali — e gli interessi passivi sui mutui stipulati entro il 31 dicembre 2024, voci escluse dal meccanismo del quoziente e integralmente detraibili anche per i redditi più alti -1 -7. Per tutto il resto, dalle rette universitarie ai corsi sportivi dei figli, passando per le spese veterinarie e i premi assicurativi, il passaggio di denaro deve lasciare traccia elettronica, pena la perdita del beneficio; una disciplina che, se da un lato irrigidisce gli adempimenti, dall’altro consente al fisco di intercettare quelle spese che in precedenza restavano confinate nel cassetto delle ricevute e che oggi, invece, arricchiscono il patrimonio informativo della dichiarazione precompilata.
Certificazione Unica e Assegno unico, la gestione dei carichi familiari si biforca
Sul versante dei sostituti d’imposta, la Certificazione Unica 2026 recepisce il doppio binario delle scadenze: il 16 marzo per il rilascio della CU sintetica relativa ai redditi di lavoro dipendente e assimilati, il 30 aprile per le certificazioni che riguardano esclusivamente alcuni redditi di lavoro autonomo e provvigioni, mentre resta confermato il 30 settembre quale termine ultimo per l’invio del 730 -2 -6. Nel quadro dei familiari a carico, invece, la convivenza tra Assegno unico e detrazioni fiscali genera un sistema bifasico: per i figli minori di ventun anni la detrazione tradizionale non spetta più, essendo stata assorbita dalla misura universale, ma l’indicazione del figlio nel modello resta obbligatoria per poter detrarre le spese da questi sostenute — dall’istruzione allo sport — mentre per i figli tra i ventuno e i trent’anni la detrazione di 950 euro torna applicabile, seppur decurtata secondo una formula che ne riduce l’importo fino all’azzeramento per redditi paterni prossimi ai 95.000 euro -5 -9. Una stratificazione normativa che, lungi dal semplificare, impone al dichiarante e ai centri di assistenza fiscale un lavoro di interpretazione caso per caso, specie quando si debbano coniugare i nuovi tetti di spesa, le franchigie e l’obbligo di pagamento elettronico.




