Amancio Ortega, il fondatore di Zara, è il maggiore proprietario di case al mondo (e non solo)
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Redazione Economia
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C’è un dato che forse sfugge a chi entra in un negozio Zara per comprare una camicia o un paio di jeans: chi sta dall’altra parte della barricata, ovvero il fondatore del colosso del fast fashion, è anche l’uomo che possiede più metri quadri del pianeta. Amancio Ortega, il novantenne magnate spagnolo, ha infatti costruito un impero parallelo fatto di mattoni che, secondo le ultime stime diffuse dalla rivista Forbes, vale circa 25 miliardi di dollari. Una cifra che lo rende, a tutti gli effetti, il più grande investitore immobiliare del globo, superando collezionisti del calibro di Larry Ellison o lo stesso Jeff Bezos, del quale, peraltro, è spesso il "padrone di casa".
La fotografia del patrimonio di Ortega è impressionante non solo per il valore assoluto, ma per la capillarità geografica e la qualità degli asset. Attraverso la sua holding Pontegadea – che ormai da anni agisce come un polmone finanziario per i dividendi di Inditex – il finanziere controlla oltre duecento immobili distribuiti in tredici Paesi. A differenza di altri miliardari che si dedicano al lusso estremo o allo sport, Ortega ha scelto la strada più pragmatica: quella del rendita pura. E lo ha fatto con una strategia precisa, che evita il rischio costruttivo per concentrarsi sui cosiddetti "torre di controllo", ovvero edifici iconici situati nelle vie più pregiate delle metropoli occidentali. Basti pensare alla Torre Picasso di Madrid o alla Devonshire House affacciata su Green Park a Londra, gioielli che non scendono mai di valore.
Un 2025 da record: oltre 3 miliardi spesi in otto Paesi
L’anno appena trascorso (il 2025) è stato tutt’altro che di stanca per il patron di Zara. Mentre i suoi negozi macinavano fatturati per oltre sei miliardi di euro, Ortega spendeva più di 3 miliardi di dollari in dieci città differenti sparse in otto nazioni. Non si è trattato di acquisti impulsivi, ma di operazioni chirurgiche: sette edifici per uffici, due hotel, due proprietà industriali, un complesso commerciale di lusso e persino una torre residenziale. A questi si aggiunge una partecipazione del 49% in un grande operatore portuale britannico, a dimostrazione di come il raggio d’azione del "barone del mattone" si stia allargando anche alle infrastrutture. L’operazione più chiacchierata dell’anno è stata l’acquisizione a Vancouver del complesso "The Post", un ex ufficio postale riconvertito in hub tecnologico dove il principale inquilino è proprio Amazon, con un assegno da circa 680 milioni di euro.
L’arte di fare il "padrone di casa" dei giganti del tech
Se si analizza la composizione del portafoglio di Pontegadea, si nota un filo conduttore molto chiaro: Ortega non compra case per venderle, ma per affittarle a inquilini stellari. E chi meglio dei colossi del tech per garantire flussi di cassa certi e in valuta pregiata? Oltre al già citato legame con Jeff Bezos (Ortega possiede magazzini e uffici affittati ad Amazon un po’ ovunque in Nord America), il suo portfolio vanta contratti con Meta, Apple, Nike e Spotify. Questa strategia, iniziata subito dopo la quotazione in borsa di Inditex nel lontano 2001, ha permesso allo spagnolo di incassare affitti miliardari che, a loro volta, vengono reinvestiti in nuovi grattacieli. Un circolo virtuoso (per lui) che lo ha reso il re indiscusso del real estate globale, detronizzando chi aveva fatto della speculazione edilizia il proprio cavallo di battaglia.
L’aneddoto della Porsche e il volto dell’imperatore
A impreziosire la figura di questo novantenne dalla faccia da ragazzo cattivo, c’è un aneddoto che circola da tempo negli ambienti finanziari madrileni. Si racconta di un pomeriggio d’estate, quando un uomo corpulento, in jeans e camicia di lino bianca, madido di sudore, entrò in una concessionaria Porsche del centro. L’uomo, che molti avrebbero scambiato per un qualsiasi pensionato spagnolo in gita, si avvicinò a una Carrera luccicante e iniziò ad accarezzarla, sfiorando l’acciaio lucente con mani che non erano certo quelle di un pianista. Quell’uomo, ovviamente, era Ortega. Un contrasto ironico che racconta bene la filosofia del personaggio: capace di muovere decine di miliardi nell’ombra, ma profondamente legato alla fisicità dell’oggetto, che sia una maglietta o un grattacielo. Mentre il mondo parla di crisi dei mercati, lui continua a comprare pezzi di città, certo che il mattone, specialmente se affittato a un colosso informatico, non tradisce mai.




