Fisco, online i nuovi modelli 730, 770, Irap e Cpb: il pacchetto definitivo per la stagione dichiarativa 2026
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Redazione Economia
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L’Agenzia delle Entrate, con una serie di provvedimenti emanati venerdì 27 febbraio, ha dato il sigillo finale alla modulistica necessaria per la prossima stagione delle dichiarazioni dei redditi, quella che riguarda il periodo d’imposta 2025. Dopo le versioni provvisorie diffuse a dicembre e poi aggiornate a gennaio per recepire le ultime novità della Legge di Bilancio, ora i modelli 730, Redditi (Pf, Sc, Sp ed Enc), 770 e Irap sono disponibili in veste definitiva sul sito dell’amministrazione finanziaria, completando un pacchetto che già includeva la Certificazione Unica e la dichiarazione Iva annuale. L’operato del direttore, con otto distinti provvedimenti, ha di fatto cristallizzato le regole del gioco che contribuenti, sostituti d’imposta e intermediari dovranno seguire nei prossimi mesi per adempiere agli obblighi fiscali, in un contesto normativo che, va ricordato, s contingentato dalla nuova architettura dell’Irpef a tre scaglioni.
Tra trattamento integrativo e nuovo bonus, la caccia ai 2.160 euro
Uno dei punti focali del modello 730/2026, e che inevitabilmente attirerà l'attenzione dei contribuenti, riguarda la possibilità di mettere le mani su somme consistenti a conguaglio. Il meccanismo, come spiegano le istruzioni, ruota attorno a due distinti benefici: il trattamento integrativo, quello che un tempo veniva chiamato bonus Renzi, e la nuova somma introdotta dalla manovra per tagliare il cuneo fiscale. Il primo, di competenza esclusiva dei lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 28.000 euro, vale fino a 1.200 euro annui, ma la sua spettanza piena, per chi si trova nella fascia tra i 15.000 e i 28.000 euro, è subordinata a un calcolo complesso che verifica la cosiddetta capienza fiscale, ovvero la capacità delle detrazioni da lavoro di assorbire l'imposta lorda. A questo si aggiunge la “somma che non concorre alla formazione del reddito”, fino a 960 euro, destinata a chi non supera i 20.000 euro di reddito complessivo. Chi, durante il 2025, non ha visto queste somme in busta paga, magari perché il datore di lavoro non le ha riconosciute in via provvisoria o per una formale richiesta di rinuncia del dipendente, potrà recuperarle in un'unica soluzione presentando il 730, portando a casa potenzialmente 2.160 euro.
Il rischio conguaglio e la strategia della rinuncia
La pubblicazione dei modelli definitivi, però, non porta con sé solo buone notizie sotto forma di rimborsi, ma riaccende i riflettori sul rischio di dover restituire quanto già percepito. Il trattamento integrativo, infatti, viene erogato mensilmente dal datore di lavoro su base previsionale, ma è la certificazione unica consegnata entro il 16 marzo a fare il punto della situazione. Se il reddito complessivo 2025, sommando tutte le voci (inclusi eventuali secondi lavori, affitti o premi di produzione), dovesse superare il fatidico tetto dei 28.000 euro, scatta la richiesta di restituzione integrale dei 1.200 euro. Lo stesso vale per chi, pur guadagnando meno di 15.000 euro, si trova in una situazione di incapienza fiscale, magari perché il contratto è durato solo pochi mesi e l’imposta lorda è inferiore alle detrazioni spettanti. Per evitare queste “trappole”, molti contribuenti, specialmente chi ha redditi variabili o si attesta poco sopra i 28.000 euro, hanno già scelto di firmare e consegnare al proprio sostituto d'imposta il modulo di rinuncia al bonus mensile, una strategia che consente di non vedersi recapitare un conto salato a posteriori, salvo poi eventualmente recuperare le somme in sede dichiarativa se il diritto dovesse essere confermato.
Enti non commerciali e società, spazio all’Ires premiale
Il completamento del pacchetto dichiarativo interessa in maniera significativa anche il mondo delle imprese e degli enti. Nei modelli Redditi destinati alle società di capitali e agli enti non commerciali (Enc), trova piena applicazione l'Ires premiale, quell’agevolazione che per il solo 2025 riduce l’aliquota dell'imposta sul reddito delle società dal 24 al 20 per cento. Una riduzione secca, quella voluta dal legislatore, che impatta direttamente sul calcolo del saldo dovuto e che richiede una compilazione attenta dei nuovi righi. Sempre in tema di società di persone (modello Redditi Sp), una delle novità strutturali è rappresentata dal debutto del quadro CP, dedicato interamente al Concordato preventivo biennale (Cpb), lo strumento che consente ai contribuenti soggetti agli Isa di accordarsi con il Fisco per definire in via anticipata, per un biennio, la proposta di reddito rilevante ai fini delle imposte dirette.
Le coordinate temporali della nuova campagna fiscale
Con l’approvazione dei modelli, l’attenzione di caf e professionisti si sposta ora sulle scadenze. La presentazione del modello 730/2026, per chi si affida a un sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale, dovrà avvenire entro il termine ultimo del 30 settembre 2026, mentre per la trasmissione telematica diretta del modello Redditi Pf c’è tempo fino al 2 novembre, considerato che il 31 ottobre cade di sabato. Le specifiche tecniche per l'invio, pubblicate contestualmente ai modelli, permetteranno ora agli operatori di aggiornare i software e di iniziare a processare i dati, in attesa dell'apertura dei canali telematici dell'Agenzia delle Entrate, prevista per metà aprile. Un avvio di stagione, questo, che si preannuncia complesso data la stratificazione di nuove detrazioni, bonus e aliquote, e che richiederà una attenta opera di informazione e consulenza verso milioni di contribuenti.




