Scuola, in Sicilia e Puglia i tagli alle cattedre tra calo demografico e aumento alunni disabili
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Redazione Interno
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Il governo ha ufficializzato i tagli al personale docente per il prossimo anno scolastico, con la Sicilia che perderà 637 cattedre, di cui 34 rimangono temporaneamente in riserva. Le province più colpite sono Catania (115 posti in meno), Palermo (100) e Messina (85), seguite da Trapani (75), Siracusa (70), Agrigento (65), Ragusa (55), Caltanissetta (37) ed Enna (35). La riduzione, legata al calo degli iscritti – stimato in 8.496 alunni in meno rispetto all’anno precedente – è stata contestata dai sindacati, che denunciano un approccio "ragionieristico" incapace di tenere conto delle esigenze reali delle scuole.
La Flc-Cgil siciliana ha evidenziato come il dimensionamento scolastico, imposto dal ministero, rischi di aggravare ulteriormente le difficoltà di un sistema già fragile. Nonostante il numero complessivo di docenti si attesti ancora su 58.300 unità, la perdita di 603 posti netti avrà ripercussioni dirette sull’offerta formativa, soprattutto in territori dove le carenze strutturali sono croniche.
Stessa situazione in Puglia, dove il calo demografico – con oltre 120mila studenti persi nell’ultimo decennio – porterà alla soppressione di 598 cattedre. Una decisione che, secondo Gianna Guido, segretaria generale della Cisl Scuola Puglia, ignora volutamente l’aumento costante di alunni con disabilità, lasciando gli istituti senza le risorse necessarie per garantire un sostegno adeguato.
I numeri nazionali, del resto, confermano la tendenza: 5.667 posti in meno a livello italiano, frutto di una politica che lega gli organici esclusivamente alle fluttuazioni demografiche. Un meccanismo che, se da un lato riflette l’inevitabile riduzione della popolazione scolastica, dall’altro non considera le disparità territoriali né le crescenti esigenze didattiche, come l’integrazione degli alunni fragili o il potenziamento delle aree più svantaggiate.




