Tra dieci anni in Umbria 47 mila potenziali lavoratori in meno, il calo demografico colpisce anche Basilicata, Venezia e Sannio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Umbria, entro il 2035, potrebbe trovarsi ad affrontare una riduzione di oltre 47.300 persone in età lavorativa, con un calo del 9% rispetto agli attuali 525.214 residenti tra i 15 e i 64 anni. A stimarlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che analizzando i dati Istat colloca la regione al decimo posto in Italia per contrazione percentuale, superiore alla media nazionale (-7,8%). Un trend che, seppur meno marcato rispetto ad altre aree del paese, rischia di aggravare squilibri già esistenti nel mercato del lavoro e nel sistema previdenziale.

Ben più drammatica è la situazione della Basilicata, destinata a diventare la seconda regione italiana per perdita di forza lavoro. Lo studio prevede, infatti, un crollo del 14,8% entro il 2035, equivalente a circa 50 mila unità in meno – cifra che, per dare un’idea, corrisponde quasi all’intera popolazione di Matera. Un dato che riflette non solo l’inarrestabile spopolamento delle aree interne, ma anche l’assenza di politiche capaci di invertire un fenomeno che, ormai, assume i contorni di un’emergenza strutturale.

Non va meglio nel veneziano, dove la provincia di Venezia si prepara a perdere il 10% dei suoi potenziali lavoratori nel prossimo decennio. In valori assoluti, si tratta del territorio veneto più colpito, con un calo che contribuisce al bilancio regionale di -238 mila abitanti. Sebbene il Nordest resti tra le aree economicamente più dinamiche, il ridimensionamento della fascia attiva rischia di minarne la capacità produttiva, soprattutto in settori che già oggi faticano a reperire manodopera.

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