L’antibiotico resistenza uccide più del Covid, Bassetti: «Ora siamo tornati all’era pre-antibiotica»

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Redazione Salute Redazione Salute   -   «C’è una pandemia silenziosa, non genera breaking news quotidiane e non mobilita l’opinione pubblica. Ma uccide quanto, e più, del Covid». Parola di Matteo Bassetti, professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Genova, che a Bologna, durante la seconda edizione del convegno San.it, ha lanciato un allarme destinato a rimanere – suo malgrado – tra le emergenze sanitarie più sottovalutate. L’antibiotico resistenza, quella che l’Organizzazione mondiale della Sanità definisce ormai una delle principali minacce globali per la salute, continua a mietere vittime in numeri che cominciano a superare quelle di molte epidemie recenti. Solo in Italia, i decessi annuali causati da infezioni sostenute da batteri resistenti ai farmaci toccano quota cinquantamila, mentre nel mondo si arriva a circa cinque milioni di morti l’anno. Un terzo dei decessi registrati in Europa – incidentale ma non secondario – riguarda proprio il nostro paese, segno di una fragilità strutturale nell’uso e nella prescrizione di questi medicinali.

L’abuso quotidiano che ci riporta indietro di un secolo

Gli antibiotici, lo ricordano gli infettivologi intervenuti al congresso, sono stati usati troppo e male, tanto da aver accelerato un fenomeno che oggi appare inarrestabile: la selezione di ceppi batterici capaci di resistere alle terapie standard. E così, quella che era stata una delle più grandi conquiste della medicina del Novecento – la penicillina in testa – rischia di diventare un’arma spuntata. L’immagine più ricorrente, quando si discute di resistenza antimicrobica, è il ritorno a un’era pre-antibiotica, dove una semplice ferita poteva rivelarsi fatale. Non siamo ancora arrivati a quel punto, sottolineano gli esperti, ma le proiezioni non lasciano spazio a facili ottimismi. Durante l’ultimo congresso Top5 in Infectious Diseases, tenutosi a Venezia con i maggiori specialisti internazionali, sono stati presentati i dati del rapporto Global Burden of Disease: oggi nel mondo oltre un milione di persone muore ogni anno per cause direttamente riconducibili alla resistenza antimicrobica, e nel 2050 la cifra potrebbe raddoppiare, superando abbondantemente i picchi stagionali del Covid.

Pregliasco: «L’allarme è reale, ma la responsabilità è di tutti»

Non c’è solo Bassetti a sollevare il tema. Anche Fabrizio Pregliasco, virologo noto al grande pubblico, conferma la gravità della situazione: l’allarme è reale, e la responsabilità non può essere scaricata solo sui medici o sulle strutture sanitarie. Nei fatti, l’antibiotico resistenza è una crisi che parte dalle prescrizioni inappropriate, passa per l’automedicazione sbagliata nei pazienti e arriva fino all’uso massiccio in ambito veterinario e zootecnico. Un intreccio di fattori che rende il fenomeno complesso da affrontare con misure semplici. E i numeri, a loro volta, parlano chiaro: cinquantamila morti l’anno in Italia rappresentano una cifra superiore a quella di molte malattie infettive su cui si concentrano invece campagne di prevenzione e risorse economiche.

La nuova frontiera della ricerca: virus batteriofagi e anticorpi contro i superbatteri

Di fronte a questo scenario, la comunità scientifica sta esplorando strade terapeutiche alternative, perché gli antibiotici tradizionali non bastano più. Tra le soluzioni emergenti ci sono i batteriofagi, virus in grado di attaccare selettivamente i batteri senza danneggiare le cellule umane, e gli anticorpi monoclonali studiati per neutralizzare i cosiddetti superbatteri. Si tratta di approcci ancora in gran parte sperimentali, ma che rappresentano – a giudizio degli specialisti riuniti a Venezia e Bologna – una delle poche vie percorribili per evitare il collasso delle terapie infettivologiche. Per ora, però, l’arma principale rimane la prevenzione: ridurre l’uso improprio degli antibiotici, migliorare le diagnosi e potenziare le misure di controllo delle infezioni negli ospedali. Una strada obbligata, se non si vuole davvero tornare a un mondo in cui una polmonite o una sepsi da un taglio banale tornavano a essere sentenze di morte.

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