La nuova vita del Var in Serie A: meno interventi, più gioco, ma il costo resta da discutere

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il gol annullato a Venezia contro il Lecce per un tocco di braccio, seppur malandrino, è stato cancellato senza che l'arbitro venisse nemmeno chiamato al monitor. Qualche corner, prima assegnato erroneamente e poi corretto, insieme al consueto lavoro sul fuorigioco – reso più rapido e preciso dal miglioramento tecnologico del SAOT, il sistema di rilevazione semiautomatica delle posizioni di offside – ha riassunto l'intervento del Var nelle prime battute di questo campionato.

Il tutto per un costo stimato di oltre tre milioni di euro che la Lega Serie A investe ogni stagione per la manutenzione e l'utilizzo dell'intera struttura, spese arbitrali comprese.

La rivoluzione silenziosa di Orsato

Daniele Orsato, ex arbitro di fama internazionale e oggi designatore per i massimi campionati italiani, ha impresso una sterzata netta al modo di intendere l'utilizzo della tecnologia. La sua idea, che potremmo definire quasi un'illuminazione da elettricista, è quella di riportare il gioco a concezioni più vicine al passato, riducendo drasticamente l'influenza del Var. Le chiamate al video sono diminuite in modo sensibile e l'approccio ai contatti in area di rigore è stato rivisto: gli arbitri, quando possibile, lasciano proseguire l'azione anziché interrompere il gioco con un fischio.

Il paradosso, però, è che il numero di falli non è diminuito in maniera sostanziale; i dati, con la freddezza che li contraddistingue, parlano di una media di 23 fischi a partita in queste prime due giornate e mezzo, contro i 24,5 dell'intera stagione precedente, una differenza che si può tranquillamente considerare rumore statistico.

Il contatto non è più sinonimo di fallo

Ed è proprio questo il punto più interessante, perché smentisce chi paventava un campionato trasformato in un liberi-tutti. Non si fischia di meno perché si è deciso di ignorare il contatto fisico, ma si fischia in maniera diversa. Per una generazione di spettatori, quella più giovane, il contatto era diventato automaticamente sinonimo di fallo, un'equivalenza che la nuova direttiva ha rotto.

Il Var, in questo senso, è quasi sparito dalla conversazione domenicale: zero chiamate per la revisione al monitor e nessun calcio di rigore assegnato su segnalazione del video in quasi tre giornate di Serie A, un dato che non si vedeva da tempo. La sterzata, quindi, è tutt'altro che casuale, ma frutto di una linea precisa voluta dall'ex fischietto veneto, che ha preso in mano la situazione dopo stagioni di polemiche sull'utilizzo e l'interpretazione del mezzo tecnologico.

I numeri e il costo dell'oblio tecnologico

Con il Var che sembra improvvisamente scomparso dalla scena, la discussione rimane aperta su un punto: se lo si usa così poco, vale la pena investire oltre tre milioni di euro a stagione? Se a questo si aggiunge che gli errori non corretti – qualche episodio dubbio è già stato segnalato – non sono mancati, il dibattito si fa ancora più caldo. La lotta al fischio eccessivo, però, è piaciuta a molti, dagli allenatori agli stessi giocatori, che hanno ritrovato maggiore fluidità e continuità nelle azioni da gol.

Il pallone torna a correre e il "Var muto" ne è la prova più evidente, con un approccio che privilegia il ritmo e l'incisività offensiva, a scapito di quelle interruzioni che negli ultimi anni avevano spezzato la tensione delle partite. Nel frattempo, il sistema SAOT continua a lavorare silenziosamente, garantendo una precisione millimetrica nelle decisioni sui fuorigioco, l'unico ambito in cui la tecnologia sembra essere rimasta protagonista assoluta.

La gestione dei contatti e il nuovo corso arbitrale

La filosofia di Orsato, condivisa dagli arbitri in campo, prevede che il braccio o il contatto in area non debbano per forza tradursi in un fischio, a meno che non vi sia un'intenzione chiara o un movimento innaturale del corpo. Questa linea, che ha già prodotto un calo vertiginoso delle revisioni al Var, sta restituendo al calcio italiano una dimensione più fisica e meno frammentata, dove l'errore tecnico dell'arbitro è accettato come parte del gioco, purché non sia viziato da un uso distorto o eccessivo della tecnologia.

I numeri delle prime uscite, al di là della riduzione minima dei falli totali, mostrano una chiara diminuzione dei minuti effettivi persi per i controlli video, con un conseguente aumento del tempo giocato realmente. Un cambiamento che, al netto dei tre milioni di euro spesi per mantenere in piedi una macchina che ora pare in naftalina, riporta al centro della scena l'interpretazione umana, quella che per decenni ha governato il calcio prima dell'avvento della tecnologia, restituendo alla figura del direttore di gara un'autorevolezza che sembrava smarrita.

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