Zes unica, l’intesa Bei-Palazzo Chigi e i numeri (oltre 54 miliardi) che ridisegnano il Mezzogiorno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, ha tracciato ieri un bilancio operativo della Zona Economica Speciale Unica, definendola – durante l’evento “La Bei per la ZES” ospitato a Napoli – uno degli strumenti più concreti di politica industriale territoriale mai sperimentati nel Paese. L’occasione, che ha visto la firma di un protocollo d’intesa tra il Dipartimento per il Sud e il Gruppo della Banca Europea per gli Investimenti, è servita a certificare un dato che, per chi segue le dinamiche economiche delle regioni meridionali, assume il peso di una svolta silenziosa ma strutturale: l’impatto complessivo generato dalla Zes, tra il 2024 e il 2025, supera i 54 miliardi di euro, ai quali si legano circa 59 mila ricadute occupazionali.

Un accordo che trasforma l’accesso al credito in leva per lo sviluppo

La vicepresidente della Bei, Gelsomina Vigliotti, presente a margine della firma tenutasi a Palazzo Partanna, ha definito l’intesa “un’occasione molto importante” per testimoniare l’impegno della banca nelle zone di coesione, aggiungendo – con una formula che sottolinea la natura operativa del partenariato – che questo genere di operazioni industriali corrisponde alla missione originaria dell’istituto, nato nel 1958 proprio per uniformare i livelli di sviluppo dei territori europei. La banca, che nel solo 2025 ha investito quasi cinque miliardi di euro nelle regioni di coesione italiane (raggiungendo così il 40% della propria attività complessiva nel Paese), si schiera quindi a fianco di Palazzo Chigi non solo per fornire liquidità, ma per strutturare un ponte tra risorse pubbliche e capitali privati, semplificando i processi burocratici che spesso frenano l’attrattività del Sud.

Oltre mille autorizzazioni e sei miliardi di investimenti privati attivati

I numeri richiamati da Sbarra durante il suo intervento forniscono la cartina al tornasole di questa accelerazione. Dal primo gennaio 2024, data di operatività della Zes Unica che oggi include le regioni del Mezzogiorno e parte del Centro Italia, sono state rilasciate più di mille autorizzazioni: un dato che ha attivato circa sei miliardi di investimenti privati, generando quasi 18 mila nuove opportunità di lavoro. Parallelamente, il meccanismo del credito d’imposta – che consente alle imprese di scontare il costo degli investimenti direttamente dalle imposte – ha raccolto oltre 17 mila richieste, mobilitando 12 miliardi di investimenti privati a fronte di un impiego di risorse pubbliche pari a circa sei miliardi. Questa leva finanziaria, secondo quanto dichiarato dallo stesso Sbarra, ha creato un ecosistema favorevole dove la semplificazione delle procedure diventa il volano per rendere il Mezzogiorno non più una periferia assistita, ma un’area capace di competere.

La programmazione pluriennale e il ruolo del sistema bancario

L’accordo con la Bei, che prevede l’istituzione di una task force congiunta per monitorare l’evoluzione degli strumenti finanziari, si inserisce in un quadro di programmazione che il governo ha voluto rendere stabile: con la legge di Bilancio 2026 sono stati stanziati 2,3 miliardi di euro per il solo anno in corso, a fronte di un totale di 10 miliardi previsti nell’arco di un quinquennio. A ciò si aggiunge un protocollo già siglato con l’Associazione Bancaria Italiana, che ha visto l’adesione di venti istituti di credito, finalizzato a facilitare l’accesso al credito per le imprese che scelgono di insediarsi nelle zone economiche speciali. Vigliotti ha sottolineato, in proposito, come la collaborazione con le banche territoriali – quelle cioè più vicine alla realtà delle piccole e medie imprese – rappresenti il canale privilegiato per rendere effettiva questa massa di risorse.

L’iniziativa napoletana, organizzata in collaborazione con Confindustria e Confindustria Campania, ha quindi sancito un passaggio cruciale: quello in cui la Zes cessa di essere un semplice contenitore di agevolazioni per trasformarsi in un laboratorio di finanza mista, dove i fondi europei, le garanzie pubbliche e i capitali bancari confluiscono in un unico alveo. E se Sbarra rivendica con forza il dato dei 54 miliardi di impatto, lo fa per segnalare che il Sud – contrariamente a certi stereotipi statici – sta dimostrando di essere una delle aree più dinamiche del paese, a patto, naturalmente, che le istituzioni continuino a fornire quella “continuità e stabilità” citata più volte dal sottosegretario.

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