Diego Spagnoli lascia Vasco Rossi dopo oltre quarant'anni: chi è lo stage manager che ha lavorato anche con U2 e Madonna
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si chiude dopo più di quattro decenni una delle collaborazioni più longeve e silenziose del panorama musicale italiano. Diego Spagnoli non è più lo stage manager di Vasco Rossi. A dare la notizia è stato lo stesso rocker di Zocca con un post sui social, nel quale ha ricostruito le ragioni di una separazione arrivata a ridosso di un appuntamento cruciale: i dieci concerti allo Stadio Olimpico di Roma in programma a giugno 2027, pensati per celebrare i cinquant'anni di carriera del cantante e ribattezzati "Giubileo di Vasco".
La discussione durante le prove e l'annuncio sui social
Alla base della rottura ci sarebbe un litigio avvenuto sul palco durante le prove, davanti a due persone. È Vasco Rossi a raccontarlo, senza troppi giri di parole: «Ero nervoso e teso, ma non è una giustificazione. Gli ho detto quello che pensavo e lui si è sentito offeso. Mi dispiace». Spagnoli, dal canto suo, aveva annunciato l'addio con un video sui social, precisando che la scelta era esclusivamente sua e che non avrebbe mai rivelato le motivazioni: «Non ve lo dirò mai perché ho fatto questa scelta, è una cosa mia assolutamente personale», aveva dichiarato.
Il cantante ha poi replicato direttamente sotto quel post, definendo «un po' troppo vittimistica» la versione offerta dall'ormai ex collaboratore e sottolineando che la volontà di Spagnoli era maturata da tempo, tanto che negli ultimi tre mesi i due si erano sentiti più volte e nell'ultima occasione era stato informato dell'avvio della ricerca di un sostituto.
Dalle origini bresciane al ruolo di presentatore della band
Classe 1959, nato a Ospitaletto in provincia di Brescia, Spagnoli incontra Vasco Rossi nel 1982 al Teatro Tenda del capoluogo lombardo, dove conosce anche Guido Elmi. Il cantante è ancora agli inizi, ma tra i due l'intesa è immediata: già l'anno successivo gli viene affidata l'organizzazione di un concerto. Da quel momento prende forma un sodalizio che attraversa decenni di tour e grandi eventi, con Spagnoli che diventa una figura centrale nel coordinamento di persone e attività legate agli spettacoli dal vivo.
Dal 1996 assume anche il ruolo di presentatore ufficiale della band durante i concerti, diventando un volto riconoscibile per i fan nonostante il lavoro si svolga quasi interamente dietro le quinte. La sua popolarità tra il pubblico del rocker è tale che durante un concerto venne esposto uno striscione con la scritta «Da grande voglio fare Diego Spagnoli», episodio che ispirò un documentario dedicato alle figure professionali che rendono possibile un tour.
Una carriera oltre il palco del Komandante
Sebbene il suo nome sia indissolubilmente legato a Vasco Rossi, il percorso professionale di Spagnoli comprende collaborazioni con numerosi protagonisti della musica italiana e internazionale. Nel corso degli anni ha lavorato con Claudio Baglioni, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Pino Daniele, Loredana Bertè e i PFM, solo per citarne alcuni. La sua esperienza si è estesa anche alla scena internazionale, con nomi che vanno da Miles Davis a Joe Cocker, da Barry White a Rod Stewart, fino ai Jethro Tull e ai R.E.M..
Il Giornale di Brescia aggiunge al suo curriculum anche gli U2, Bruce Springsteen, i Metallica e Madonna, a conferma di una competenza logistica richiesta dalle maggiori agenzie dello spettacolo.
Il "Giubileo" di Roma e la ricerca di un sostituto
L'addio arriva mentre Vasco Rossi prepara quella che viene presentata come la più grande residency mai realizzata in Italia: dieci serate allo Stadio Olimpico, dal 6 al 25 giugno 2027, per un totale di oltre 550.000 biglietti esauriti in meno di mezz'ora all'apertura delle vendite. Spagnoli ha comunque portato a termine gli impegni già in calendario, congedandosi dopo l'ultimo concerto con un video nel quale ha spiegato le proprie ragioni.
Il rocker ha riconosciuto il valore del contributo ricevuto in tanti anni, definendo Spagnoli «il mio complice sul palco» e ammettendo che «Diego non è sostituibile. Diego è Diego. Ma dobbiamo andare avanti e troveremo una soluzione per continuare lo spettacolo». La ricerca di un nuovo direttore di palco è dunque già partita, mentre il "Giubileo" laico si avvicina.
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